martedì 13 settembre 2011

PROVINCIA si/no bah

       Le Province dovranno essere abolite.  Casale Monferrato, da sempre sacrificata nell’ambito della Provincia di Alessandria anche perché periferica rispetto al restante territorio provinciale, finalmente potrà riacquistare quella completa autonomia decisionale assolutamente necessaria per fermare il continuo rovinoso  declino che è sotto gli occhi di tutti.  In tal caso sarà superato l’Ordine del giorno ( Odg ) che Nuove Frontiere da tempo ha presentato in  Consiglio Comunale di Casale per la costituzione della Provincia Federata con Vercelli.
       La nuova delineazione territoriale assegna alle Regioni il compito di istituire  “ forme associative fra i Comuni ” per il Governo della cosidetta “ area vasta ” . In definitiva vi saranno Organi Intermedi fra Comuni e Regione e quindi Organismi con proprie strutture.
        Ed allora occorre muoversi, senza attendere l’avvenuta reale soppressione delle Province, per intessere rapporti più stretti in specie e subito con i Comuni non solo del Monferrato Casalese, ma anche con i Comuni di altre Province con le quali  Casale Monferrato ha sempre avuto interconnessioni facendo riferimento altresì, ad esempio,  a quelle Comunità che già facevano parte del Comprensorio Casalese. Naturalmente tali rapporti dovranno essere basati su presupposti di rispetto e collaborazione reciproca.
        La nostra Associazione si  rivolge al sig. Sindaco  di Casale Monferrato, alla  Giunta Comunale, alla Opposizione.  E ‘ un momento storico questo! 
        Amici dei vari Partiti, non perdiamo questa straordinaria occasione. Uniti e decisi, potremo non solo fronteggiare la situazione sempre più compromessa della nostra città, ma riusciremo a far riprendere a Casale Monferrato quella posizione  e quel ruolo che la Storia le aveva assegnato e cioè di Capitale del Monferrato.

        Associazione Nuove Frontiere per le Difesa
        ed il Rilancio di Casale e del Monferrato          


DALLA "STAMPA"


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Editoriale di Massimo Gramellini
Asserragliati nel fortino dei privilegi

Quando Berlusconi annunciò l’imminente dimezzamento dei parlamentari, due cose furono subito chiare a tutti gli italiani. Che moriva dalla voglia di farlo, se non altro per dimezzare le spese, visto che li mantiene quasi tutti lui. E che non ci sarebbe riuscito, perché nessuno ha mai visto la forfora votare a favore dello shampoo.

Ricordate? Per addolcire il bicarbonato della Manovra, a fine agosto il governo pensò bene di regalarci una caramella al miele. La promessa di un disegno di legge costituzionale che avrebbe dimezzato i parlamentari e cancellato le province. La Casta più obesa del mondo si sarebbe messa in cura dimagrante. Un segnale per i contribuenti: mentre voi stringete la cinghia, noi ci rimettiamo almeno la camicia dentro i pantaloni.

Qualche giorno dopo il segretario del partito del premier scartò la caramella al miele e la distribuì sull’autorevole palco della Berghemfest (sembra uno stopper del Bayern, ma immagino voglia dire Festa di Bergamo): ai primi di settembre, garantì, presenteremo un disegno di legge costituzionale per dimezzare il numero dei parlamentari e abolire le province.

Il disegno di legge costituzionale è stato presentato ieri e prevede soltanto l’abolizione delle province. Il dimezzamento dei parlamentari è stato inghiottito da un buco nero. Chi lo avrebbe mai detto? Stupiti quanto voi, ci siamo messi sulle tracce dello scomparso, interpellandone il padre putativo: Calderoli. L’illustre giurista ci ha tranquillizzati: il dimezzamento non è nel disegno di legge perché era già stato varato dal consiglio dei ministri del 22 luglio scorso. E allora come mai Berlusconi e Alfano, oltre un mese dopo, lo promettevano ai cittadini? Uno promette quel che deve ancora fare, non quel che ha appena fatto. L’ipotesi che il consiglio del 22 luglio avesse approvato il dimezzamento dei parlamentari all’insaputa del premier è stata presa seriamente in considerazione, ma non ha retto alla prova dei fatti. Che sono questi. Il dimezzamento è stato votato dal governo «salvo intese», una formula furbetta che consente di spacciare la riforma come già avvenuta, mentre nella realtà deve ancora passare per le forche caudine di una trattativa con i singoli ministri.

Per farla breve: la proposta di dimezzare gli onorevoli e i senatori non è stata inserita nel disegno di legge di ieri perché si trova già altrove, ma quell’altrove è un provvedimento che giace sepolto in un cassetto di Palazzo Chigi e non è mai stato trasmesso ai due rami del Parlamento. Per farla brevissima: ci hanno preso in giro un’altra volta. La seconda in due giorni, dopo la farsa dello sconto sui tagli alle indennità degli onorevoli muniti di doppio lavoro (e doppia pensione) festosamente promessi dal governo non più tardi di due settimane fa.

Neanche a dire che non si rendano conto di essere detestati. Lo sanno benissimo, tanto che ormai si vergognano di dichiarare in pubblico il mestiere che fanno. Semplicemente se ne infischiano delle reazioni. Asserragliati nel fortino dei loro privilegi, mentre intorno tutto crolla. Senza nemmeno salvare le apparenze e prendere qualche precauzione, come quella di placare la furia dei cittadini compiendo un sacrificio personale. Adesso pensano di cavarsela con la sola abolizione delle province, facendo pagare a un grado più basso della Casta il prezzo della loro eterna intangibilità.

Una classe dirigente si può disfare in tanti modi. Persino con uno scatto finale di orgoglio. La nostra invece - fra ruberie sistematiche, intercettazioni grottesche, barzellette sulle suore stuprate e raccolte di firme bipartisan per la conservazione delle feste dei santi Ambrogio e Gennaro ha compiuto la scelta più consona alla propria mediocrità, decidendo di dissolversi in una bolla infinita di squallore