lunedì 4 luglio 2016

Lettera di Gianni Turino


Da CasaleNews

'Alessandria non è Monferrato, la cui capitale è stata sempre Casale'

Lettera di Gianni Turino dopo la discussa puntata di 'Linea Verde' sul 'Monferrato alessandrino'
In diverse puntate di “Linea Verde” si è parlato del “ Monferrato” denominandolo Alessandrino. Alessandria (i suoi abitanti non sono “Monferrini” ma “Mandrogni”) non fa parte e non ha mai fatto parte del “Monferrato” di cui è stata anzi acerrima nemica: La capitale del Monferrato, storicamente è sempre stata dagli Alerami, ai Paleologi, ai Gonzaga, Casale.
Il Marchesato del Monferrato, capitale Casale Monferrato, ed Alessandria nel corso della loro storia son stati come cani e gatti, distruggendosi reciprocamente un paio di volte. Il “galletto” simbolo di Alessandria, è un bottino di guerra dei “madrogni” a Casale (1215), mentre lo stupendo crocifisso simbolo del Duomo di Casale, è preda bellica dei Monferrini ad Alessandria (ottanta anni dopo).
Nei Promessi sposi, Manzoni ricorda in cinque o sei citazioni, la guerra in corso fra Francesi e Spagnoli per impossessarsi della capitale del Monferrato, appunto Casale
Non si riesce a comprendere come una trasmissione così ben realizzata e condotta, possa diffondere errori così smaccatamente marchiani,
In chi conosce la storia del Monferrato nasce il dubbio che anche altre informazioni in ogni parte d’Italia debbano essere prese con le pinze.
Basterebbe, prima di realizzare il servizio, che ci si documentasse seriamente e non solo su Wikipedia.
Lontano mille miglia dal pensare che si voglia creare disinformazione, resta però il sospetto di una grossolana superficialità.
Cosa che questa trasmissione non meriterebbe (E NEMMENO CASALE MONFERRATO)
Grazie per l’attenzione
Nota: di questa lettera ho fatto un e-mail e un facebook a “Linea Verde”, che, fin ora, si è guardata bene dal rispondere.

Gianni Turino

giovedì 2 giugno 2016

MI E' DOLCE POETAR

                                Rivendichiamo la Capitale del Monferrato

In Consiglio Comunale
ecco un voto non banale.
Sì, si voti tutti insieme
su gran cosa che conviene.
Monferrato Alessandrino
vero falso sopraffino.
Sia da destra che da manca
or la gente davvero è stanca.
Capital del Monferrato
fu Casale nel passato.
Capitale sia tuttora
se no andiamo alla malora.
Non è azzardo senza…rete
perché questo ci compete.
Ed è Storia amici cari
che non sanno sol gli ignari.
Buffonate, sbruffonate
si rovescian  a palate.
Quale Storia hanno studiato
certi Storici.. a buon mercato?
Una… una mappa è sufficiente
per illuminar la mente!
                                                
Belle e antiche quante cose                                               
molto bene riso & rose.
Ma il successo sarà astrale
con Casale Capitale.
Con siffatta iniziativa
la città sarà più viva.
Non occorron grandi spese
per volar a vele distese.
Il Passato ed il Suo nome
sarà centro d’attrazione.
 
Molte son le varietà
ma sto… Passato è solo qua.
Giancarlo Curti

sabato 28 maggio 2016

Errata corrige

In questa veste metto il cappello di presidente del
“Comitato Casale Capitale del Monferrato”
che vede nel consiglio direttivo personaggi di spicco della società civile casalese (dott.a Serena Monina, prof.a Consolata Buzzi, dott.a Manuela Meni)
Sono stato il fondatore di tale comitato che aveva come scopo principali ricordare che Casale è stata per un secolo (metà 400- metà 500) capitale di uno stato sovrano ovvero il marchesato del Monferrato sotto i Paleologi, capitale che venne poi spostata a Mantova sotto il granducato dei Gonzaga, e rilanciare il turismo enogastronomico e culturale, ormai pressoché unica possibile leva di sviluppo per il territorio.
Alla luce di quanto sopra, ritenendo di potermi annoverare tra coloro che hanno a cuore il problema sollevato da Stefano Buschini, faccio presente che il prox lunedì sarò presente per seguire l’intervista presso la redazione del Monferrato.
 
I Gonzaga non sono mai stati granduchi, Mantova è stata solo un Ducato dal 1530 al 1708 quando Ferdinando Carlo fu accusato di fellonia e destituito. Un paio di volte i rappresentanti del ramo francese dei Gonzaga Nevers (1631-1708) hanno tentato di ottenere dall’imperatore del Sacro Romano Impero il riconoscimento di Granducato e quindi di Granduchi, ma senza mai riuscirci per la strenua feroce opposizione dei Savoia. Ciao. claudio

venerdì 27 maggio 2016

Mail


Oggetto: Il Monferrato casalese deve essere salvaguardato


 

Scrivo a tutti coloro che hanno a cuore le sorti del Monferrato Casalese

 

COMITATO A TUTELA DEL MONFERRATO CASALESE

Il Comitato nasce con l'intento di tutelare e salvaguardare la dignità del "Monferrato Casalese"con le sue eccellenze e la conseguente delimitazione territoriale che ne deriva storicamente,  a seguito di errate denominazioni riscontrate in articoli, pubblicazioni e video di trasmissioni televisive promosse dalla Fondazione Cassa Risparmio di Alessandria.

Questa presa di posizione non è dovuta a retrograde questioni  campanilistiche ma rappresenta una questione esclusivamente di identità territoriale e chiarezza di espressione.

Il Monferrato Casalese, mai come in questi anni, appare aperto e recettivo a collaborazioni di promozione territoriale e turistica, ma non per questo motivo vuole essere assorbito da identità inesistenti e non meglio specificate come ad esempio "Monferrato alessandrino".

 

E' chiaro che queste inopinabili questioni devono essere rafforzate da una massa critica, assolutamente a-politica, costituita in parte anche dalle vostre associazioni.. Per questo motivo chiedo ad ogni presidente/rappresentante di ogni singolo gruppo, concordi nell'affrontare queste questioni,  di essere presente all'intervista per esprimere il proprio punto di vista in merito.

Vi ringrazio!

 

arch.stefano buschini

 

Premetto che condivido in pieno la volontà di mantenere i sani principi di identità territoriale, meritevoli di tutela.

Il sottoscritto opera ed ha operato in molti enti no profit (dal Lions all’associazione Nuove Frontiere, a varie Onlus, ecc.)

In questa veste metto il cappello di presidente del

“Comitato Casale Capitale del Monferrato”

 che vede nel consiglio direttivo personaggi di spicco della società civile casalese (dott.a Serena Monina, prof.a Consolata Buzzi, dott.a Manuela Meni)

Sono stato il fondatore di tale comitato che aveva come scopo principali ricordare che Casale è stata per un secolo (metà 400- metà 500) capitale di uno stato sovrano ovvero il marchesato del Monferrato sotto i Paleologi, capitale che venne poi spostata a Mantova sotto il granducato dei Gonzaga, e rilanciare il turismo enogastronomico e culturale, ormai pressoché unica possibile leva di sviluppo per il territorio.

Alla luce di quanto sopra, ritenendo di potermi annoverare tra coloro che hanno a cuore il problema sollevato da Stefano Buschini, faccio presente che il prox lunedì sarò presente per seguire l’intervista presso la redazione del Monferrato.

Auguro a tutti un buon fine settimana

Alberto Riccio

lunedì 29 febbraio 2016

Fusione tra Comuni

Le fusioni tra comuni per far fronte al declino delle località di provincia emarginate, frazionate e disperse
Una proposta per il Monferrato di area casalese
di
 
Claudio Martinotti Doria
 

 
 
La cartina mostra i comuni che gravitano su Casale Monferrato e costituiscono il Monferrato “casalese”, nella cartina ne mancano alcuni della Lomellina, Vercellese ed Astigiano
 
Da parecchi anni sono testimone, non solo individualmente, del declino del territorio che per secoli è stato un importante ed influente stato preunitario e che oggi viene considerata una “regione storica” denominata Monferrato, in particolare nell’area “casalese”, quella che fa riferimento alla città di Casale Monferrato, divenuta a partire dal 1435 d.c. l’unica capitale del Marchesato di Monferrato, e del suo territorio di influenza che coinvolge una cinquantina di comuni, localizzati prevalentemente nel nord dell’alessandrino con limitate estensioni nell’astigiano e nel vercellese e pavese.
Le riflessioni che farò ritengo siano applicabili in molte altre località di provincia.
Il problema di fondo socioculturale che caratterizza in particolare l’area casalese, ma è analogo a molte altre zone italiche, è l’eccesso di servilismo e la mancanza di attributi. E’ il motivo per cui sono sempre stato considerato con diffidenza, pregiudizio ed ostilità, dalla politica partitocratica clientelare, perché nel corso della mia esistenza non ho mai esitato ad assumere atteggiamenti critici, sia a voce che per iscritto (cosa ancor più grave ed indisponente), nei confronti di qualunque autorità istituzionale locale avessi da affrontare che stesse cazzeggiando, temporeggiando, bluffando o mistificando.
Come ben sapete, sono pochi coloro che accettano le critiche, ancor meno coloro che le apprezzano, ecco perché l’Italia è divenuto un paese di yesman e quaquaraquà ed è ridotto in stato fallimentare. Persone come me sono sempre state emarginate perché ritenute pericolose per l’establishment, in quanto preferiscono vivere libere ed indigenti piuttosto che da servi o peggio ancora da schiavi di lusso (meno che mai per sottomissione spontanea con catene invisibili).
Fatte queste brevi premesse, consapevole che con gli attuali presupposti è da ingenui porsi alcuna aspettativa e prospettiva favorevole, perso per perso, tanto vale avanzare una proposta importante e lungimirante, seppur difficilissima da realizzare, come quella che in seguito esporrò, nella quale concentrare tutte le forze assumendo posizioni forti e di primo acchito certamente non popolari, nella quale si sia disposti a dare “calci nelle palle” a chi lo merita, dichiarando apertamente che i tanti (troppi) sindaci “caporali” (alla Totò per intenderci) o “blagheur”, devono “andarsene a quel paese” (nel senso metaforico, l’importante è che abbandonino quello reale), rinuncino cioè alla loro carica istituzionale per costituire e confluire in un comune unico che rappresenti l’intero Monferrato di area casalese.
 
Castello di Casale Monferrato risalente alla metà del XIV, nel quale nel 1435 si è insediata definitivamente la Corte Marchionale del Marchesato di Monferrato, in precedenza la Corte Marchionale era itinerante
 
Le identità dei singoli borghi con la loro storia plurisecolare (genius loci) si potranno mantenere con i Municipi e con i loro rappresentanti che dovrebbero ispirarsi ai Consoli medievali, quando esistevano le Magnifiche Comunità Locali, che venivano eletti per meriti e qualifiche dai notabili e dai rappresentanti delle varie corporazioni di arti e mestieri e non per motivi politici partitici o per interessi di parte, e se non facevano quello che ci si aspettava venivano sostituiti e comunque avevano una rotazione frequente.
Troppi sindaci tra quelli attuali, che amministrano borghi di poche centinaia di abitanti (a volte poche decine), hanno una visione che è fissa all’ombelico, qualcuno arriva alla punta del proprio naso, altri si specchiano per rimirare il proprio Ego, pochi hanno veramente a cuore le sorti della loro comunità e del territorio ed alzano lo sguardo oltre l’orizzonte. E’ anche una questione probabilistica, nel senso che è difficile in una piccola comunità trovare qualcuno disposto a fare il sindaco e che per dipiù sia pure dotato di qualche talento e non sia motivato solo da carrierismo politico e/o ricerca di visibilità.
Ecco perché è giunto il tempo di parlar chiaro e non di mediare servilmente ed ossequiosamente, occorre dire loro quello che si pensa, gli attuali sindaci di piccole comunità devono fare un passo indietro soggettivamente per favorire il territorio, probabilmente non lo faranno mai per autocoscienza evolutiva, ecco perché occorre pervenire a linguaggi critici anche forti, i soli che potrebbero smuoverli, facendo alzar loro lo sguardo con un minimo di lungimiranza …
Tra l’altro pochi ancora ci hanno pensato, perché vedono solo i soldi in arrivo, cioè i lauti contributi previsti per le fusioni tra comuni, ma se si crea un grande comune unico per un intero territorio omogeneo, tutti avranno il diritto di votare alle elezioni amministrative e quindi anche le liste civiche (vere) potranno avere maggior voce in capitolo rispetto alle solite fazioni politiche ormai sputtanate più o meno ovunque, ai minimi storici come credibilità.
 
Castello di Moncalvo risalente alla prima metà del XIV secolo che è stata una delle principali Sedi Marchionali del Monferrato
 
Ho citato spesso in passato la nostra area provinciale (Monferrato “casalese”) come culturalmente retrograda e con gravi problemi sociali e politici che non sto ad elencare ma che la penalizzano gravemente, rispetto a moltissime altre località e regioni del Centro e Nord Italia, molto più dinamiche, attive e lungimiranti. I dati che mi accingo a pubblicare ne sono l’ennesima dimostrazione.
L’Emilia Romagna ha meno di 340 comuni eppure le loro amministrazioni locali sono all’avanguardia nello sfruttare l’opportunità di fondere i comuni per razionalizzare i servizi  e ricevere i previsti cospicui contributi statali e regionali. Lo stanno facendo anche le località vallive appenniniche molto isolate e pertanto non è una questione di radicamento culturale alle proprie identità localistiche, che sono gli alibi cui si ricorre da noi per non fare nulla, per non compiere mai il primo passo, per rimanere nello status quo campanilistico, per attendere fino all’ultimo l’inevitabile, per poi essere costretti a far scelte per costrizione e farle male.
Se anche in Piemonte ci si muovesse come in Emilia Romagna, ed i suoi amministratori locali dovrebbero essere molto più motivati a farlo coi suoi 1200 comuni (alcuni con poche decine di abitanti, molti con poche centinaia), sarebbe anche la regione che maggiormente ne beneficerebbe finanziariamente, socialmente, culturalmente, turisticamente, economicamente, ecc., perché avvierebbe un processo virtuoso, valorizzando il lavoro di squadra anziché le separazioni e gli anacronistici ed aridi campanilismi che la caratterizzano da troppo tempo rendendola sempre più vulnerabile.
Facciamo qualche esempio di quello che avviene in Emilia Romagna dove sono in corso diverse fusioni tra comuni.
La fusione tra Mirabello e Sant'Agostino in provincia di Ferrara (creerà un comune di 10.250 abitanti) riceverà nel corso dei prossimi anni un contributo statale e regionale complessivo di circa 11 milioni di euro, quella tra Bettola, Farini e Ferriere in provincia di Piacenza (circa 5500 abitanti complessivi) riceverà un contributo leggermente superiore (non conosco la legge nel dettaglio ma il contributo dovrebbe favorire soprattutto le fusioni tra piccoli comuni).
Tra le altre fusioni “emiliane” che non sto a citare, c’è ne una interessante tra tre comuni delle dimensioni che da noi in Monferrato avrebbero pressappoco Moncalvo, Trino e Pontestura (circa 13 mila abitanti complessivi), località nostrane che non sto citando a caso, in quanto tutte e tre sono state Sedi Marchionali (ospitavano nei loro castelli o palazzi la Corte del Marchese di Monferrato nel corso dell’anno) e gravitano nell’area territoriale di influenza della Capitale Casale Monferrato. Ebbene questi tre comuni emiliani che hanno deciso di fondersi, tra contributi regionali e statali riceveranno 14 milioni di euro nei prossimi dieci anni.
In questi tempi di crisi e soprattutto di tagli, è una manna caduta dal cielo, in quanto sono contributi extra, che non ne sostituiscono altri ma si aggiungono come fosse una vincita o un lascito ricevuto e che pertanto potranno andare a totale beneficio della comunità e del territorio.
 

Abbazia cistercense di Lucedio (Trino) risalente alla prima metà del XIII secolo, dove sono sepolti alcuni marchesi del Monferrato
 
Da moltissimi anni propongo di costituire una Fondazione per la Comunità Locale del Monferrato (cioè una Fondazione Territoriale) e/o un Distretto Turistico del Monferrato, ovviamente partendo dal casalese e quindi mi sembra un naturale proseguimento propositivo pervenire a consigliare di approfittare di questa opportunità legislativa. La possibilità delle fusioni è storia vecchia ma è da poco che gli incentivi sono stati elevati e si cumulano tra statali e regionali, c’è quindi questa possibilità di ricevere notevolissimi finanziamenti per la fusione di comuni (che durano per ben dieci/quindici anni e consentirebbero di fare importanti investimenti territoriali), perché a questo punto non costituire un comune unico che rappresenti il Monferrato di area casalese?
Coi suoi 65/70 mila abitanti questo nuovo ente locale, oltre all’aspetto finanziario la cui importanza per l’intero territorio sarebbe palese, consentirebbe di disporre anche di una forza demografica, identitaria e rappresentativa forte, dal punto di vista politico, storico e culturale (oltre all’unica Capitale Storica del Marchesato di Monferrato avremmo anche diverse Sedi Marchionali), che potrebbe finalmente fornire quella spinta propulsiva che finora è sempre mancata, nel fare in modo che Casale e tutti i comuni dell’area, geograficamente e culturalmente omogenea, possano finalmente riappropriarsi della loro identità storica e culturale e riproporre il “marchio” turistico e territoriale del Monferrato, allargabile poi a quello Storico.
Se non lo fa Casale ed il suo territorio, nessun altro lo farà correttamente (intendo il rappresentare il Monferrato) ma semmai solo per motivi di prosaico interesse speculativo, commerciale e localistico, senza un reale legame solidaristico ed identitario con le sue genti. Inoltre più si attende e più si corre il rischio di essere costretti a fondersi per legge, e quando avverrà probabilmente non ci saranno più gli attuali incentivi, tolti del tutto per imposizione autoritaria legittimata dalla crisi.
Se continuiamo a temporeggiare finirà che non ci rimarrà nulla, ci verrà sottratto tutto, identità, dignità, storia, servizi, ecc. e ci verrà imposto quello che non vorremmo, e potremo solo piangerci addosso.
Gli amministratori locali dovrebbero ormai aver capito che lo Stato accentratore costituisce il problema e non la soluzione, che il parassitismo politico italico è inarrestabile e solo una maggiore autonomia locale potrà porvi dei limiti, intensificando la capacità di auto-organizzazione solidaristica e cooperativistica delle comunità locali.
 
Ozzano Monferrato, 27 febbraio 2016
 
 
Cav. Dott. Claudio S. Martinotti Doria   

lunedì 31 agosto 2015

Casale Monferrato


Casale Monferrato fu Capitale


                                                                         Casale 31 agosto 2015

 

Egr Direttore de Il Monferrato.

    Riassumiamo sintetizzando i fatti avvenuti negli ultimi 15 anni con le Forze Politiche-Partitiche che hanno governato la nostra città. Potevamo avere, con quasi certezza ( basta leggere i giornali dal 2001 in avanti ) la Corte d’Appello e la Provincia Federata ed oggi Casale con tali gigantesche Istituzioni ( in specie la Corte d’Appello ), avrebbe per l’appunto la Corte d’Appello e sarebbe Provincia con Vercelli. Ciò avrebbe significato, chiunque lo capisce, aver accentrato le potestà decisionali dei nostri interessi fondamentali in Casale Monferrato senza dover passare da Alessandria con la quale da sempre esiste un conflitto di interessi.

Casale dunque, cosa ovvia di per sé, avrebbe inoltre mantenuto il suo Tribunale, la sua Asl 21, l’Università, le linee Ferroviarie, potenziato il suo Ospedale, potenziato ogni Servizio in generale ( ad esempio quello Postale, quello Scolastico, ecc. ecc.). Circa l’Archivio di Stato - il Direttore Generale degli Archivi ( dott. Maurizio Fallace) sedente in Roma aveva detto e scritto ( vedere anno 2007 ) che Casale per il suo passato ne aveva diritto -, nulla è stato fatto: Archivio di Stato da non confondersi con l’Archivio Storico che praticamente tutti i Comuni possono avere.

Siamo in caduta rilevantissima da diversi anni proseguendo la quale presto saremo ridotti ad un grosso borgo. E’ possibile invertire questo pauroso declino? Per come stanno andando le cose e per come si stanno prospettando, per me, no e lo sto dicendo da tempo, nel mentre si continua a cadere.

Casale Monferrato ha un passato e vestigia di detto passato davvero strepitosi. In Piemonte esistevano due Senati: quello di Casale e quello di Torino. Il Senato divenne poi Corte d’Appello con giurisdizione ben oltre i confini piemontesi. E’ stata l’unica Capitale del Monferrato per centinaia di anni e prima comunque centro rilevantissimo del Monferrato. Se si esaminano le carte e le piantine geografiche dei tempi, tale grandiosità emerge in modo travolgente. Nell’atrio d’entrata di un palazzo di Casale è collocata da anni, in dimensioni notevoli, una riproduzione della cartografia storico-geografica  che rappresenta la Città di Casale, la Cittadella, il Po’, e che porta questa scritta: “”

"  CASAL

    Capital du Monferrat. Sa Citadelle est la Meilleure d'Italie. Ella ha souffert plusieurs sieges et …la Pierre d'Achoppement des Espagnols en Italie. Le Duc du Mantoue qui y avait Garnison de puis l'an 1652 la Ceda au Roy le 30 Settember 1682 ed Repris par les Alliés 1695.

 

Casale dunque Capitale del Monferrato e tanto basterebbe oggi il solo dirlo senza necessità di particolari sponsorizzazioni e dunque senza, di fatto, spese specifiche al riguardo. Ma perché, salvo qualche caso del tutto casuale e sporadico, non lo si dice? Se il Turismo può tentare di risollevare la nostra Comunità, perché non dire che Casale fu la Capitale del Monferrato e non semplicemente, come si legge da chi è interessato altrimenti, che Casale è… nel Monferrato? Essere stata la Capitale significa agli occhi di chiunque qualcosa di ben rilevante e tale da essere visitata e, magari, non di mera sfuggita giornaliera. Perché non chiedere di apporre sulla Autostrada A 26 un pannello turistico- come proposto da tempo invano - con ad esempio scritto: “ Visitate Casale Monferrato, Capitale del Monferrato, con i suoi tesori e le sue bellezze ” sviluppando certo al possibile maggiori attrezzature varie?

Chi e che cosa impedisce di dire e scrivere  che Casale fu la Capitale del Monferrato, l’insipienza e l’incapacità oppure “ Tutori” esterni ed opprimenti?

E che… fatica occorre fare, quando si parla a persone anche di località vicine, per illustrare, seppur in breve, che Casale fu la Capitale del Monferrato!  

Ad esempio i Turisti che necessariamente passerebbero dalla bella piazza Mazzini o del Cavallo, verrebbero ad esempio illustrati su Carlo Alberto in sella al cavallo ed il perché di ciò, mentre troppi accompagnatori non sanno essi stessi ( e non trovano indicazioni turistiche specifiche) il grande significato di tale superbo monumento. In Città delle dimensioni di Casale, non si trovano monumenti equestri di tale portata: lo spiegarlo aumenterebbe di per sé l’interesse per la nostra città ed a costo zero!  Ma lo spiegarlo significherebbe ricordare che Casale era sede di Senato e poi della Corte d’Appello che Carlo Alberto ripristinò ( con enorme entusiastica partecipazione dei casalesi ) nel 1838 e proprio nella nostra città e non… ad esempio in Alessandria o altra città!

E poi basterebbe dire che di Casale e del Monferrato è il giornale… “ Il Monferrato”

Fondato nel 1871, 65 anni prima della nascita della provincia di Asti avvenuta nel 1935!

Insomma, questa Amministrazione Comunale cerca di darsi da fare, ma sembra mancare quella necessaria visione di maggior grandezza e di più ampio respiro territoriale aggregante che, tuttavia, Casale Monferrato – specie per il suo passato - nonostante tutto può ancora avere seppure in dimensioni non eccelse. Mancando detta visione, stretta fra tre città Capoluogo Provincia, il suo declino, continuerà inesorabile.

Gian Carlo Curti