lunedì 13 ottobre 2014

Futuro di Casale Monferrato?

8/10/2014
Quale sarà il futuro di Casale Monferrato, la ns città?
Se si dovessero trarre valutazioni sugli eventi degli ultimi 30/40 anni, il pessimismo dovrebbe prevalere.
Negli anni 70 la città di Casale Monferrato aveva circa 46 mila abitanti (ora ne conta solo circa 36 mila, nonostante il notevole flusso dei cittadini immigrati), possedeva le maggiori istituzioni che qualificano una città, quali: Unità Sanitaria Locale autonoma (USSL 76, poi ASL 22, ora è rimasta solo una targa e non si sa fino a quando), Tribunale (ora trasferito a Vercelli), linee ferroviarie funzionanti (ora è rimasta l’unica tratta Alessandria-Chivasso, anche in questo caso fino a quando?), ecc.
Nel dopoguerra e fino agli anni 80, la ns città era di gran lunga il più importante bacino industriale della provincia, con le sue aziende del freddo (quali le storiche Franger Frigor, Carma, ecc., ora abbiamo un  distretto del freddo che occupa un numero di dipendenti che non è neanche da paragonare a quello di allora), cementifici, il tristemente famoso stabilimento dell’Eternit, ecc.; a ciò aggiungasi la presenza di un Centro Addestramento Reclute (CAR) che portava nella ns città migliaia di militari con i connessi benefici economici sull’indotto cittadino dei ristoranti/pizzerie/alberghi/negozi al dettaglio.
Cosa è rimasto ora? “Poco o niente” parafrasando un famoso libro di Giampaolo Pansa, presentato proprio a Casale in una serata lionistica e che descrive  uno spaccato di storia del ns territorio tra la fine dell’800 e i primi del 900.
Vogliamo ricercare le colpe di questo declino?
Direi di no perché non ci interessa più di tanto un passato che difficilmente potrà tornare, mentre la principale finalità di questo articolo, invece, è quella di guardare avanti in positivo senza intentare processi retroattivi.
Peraltro non possiamo esimerci di fare alcune brevi considerazioni: certi accorpamenti e centralizzazioni di servizi (Sanità e Tribunale) provengono da provvedimenti nazionali e/o regionali che la comunità locale è costretta a subire senza poter incidere, come pure la scelta imprenditoriale di insediamenti aziendali (la leva della fiscalità locale probabilmente, oggi, non è in grado di incidere più di tanto).
Nel ns caso non hanno certo giovato i rapporti tra la ns città e la provincia di Alessandria, con le ns classi politiche passate,  spesso, secondo alcuni, “succubi” di un’Alessandria, considerata una sorta di “matrigna”.
Quando una città è in declino, gli effetti negativi sono molteplici; ne vorrei ricordare solo uno a caso: la svalutazione del patrimonio immobiliare cittadino (in un mercato immobiliare già in crisi a livello nazionale, la città di Casale sta subendo una ulteriore svalutazione immobiliare, oggi a Casale, in molti casi, non si vende ma si “svende”).
Ma veniamo al dunque, cosa possiamo fare per arrestare il declino ed iniziare un ciclo virtuoso?
A mio modesto parere, l’unica leva di possibile sviluppo e che dipende quasi esclusivamente dalle capacità della ns comunità locale, è quello di puntare su un programma specifico e coordinato che si può compendiare in una frase che sintetizzerei così: “Casale Monferrato città d’arte, della cultura e dell’enogastronomia” soprattutto per favorire i flussi turistici.
Alcuni fattori sono oggi più favorevoli di ieri, per assumere le iniziative in tale direzione.
Alludo principalmente al recente riconoscimento dell’UNESCO che ha dato visibilità, pubblicità e diffuso, nel mondo, il territorio e il logo del Monferrato, come patrimonio dell’Umanità e la ns città ha la fortuna di chiamarsi Casale Monferrato.
Si tratta di una occasione straordinaria per riscoprire il nostro territorio; il Monferrato storico rappresenta un collante fondamentale di identificazione dell’area del nuovo sito UNESCO.
Le bellezze artistiche che la città può offrire ai visitatori sono molteplici: le chiese (il Duomo e i suo Tesoro, la barocca Santa Caterina, San Domenico, ecc.), la Biblioteca del Seminario (chi la visita per la prima volta rimane sbalordito), la Sinagoga, il Castello Paleologo (qui è racchiusa parte della storia della ns città, capitale di uno stato sovrano europeo, quel Marchesato del Monferrato, dal 1435 al 1536 anno del successivo passaggio della capitale a Mantova, sede del ducato dei Gonzaga) alcuni palazzi cittadini (palazzo Treville sede dell’Accademia Filarmonica, palazzo Vitta dell’ente Trevisio, il cortile di Anna d’Alencon, ecc.)
Sono innumerevoli gli enti laici ed ecclesiastici (Diocesi) e le associazioni di varia natura che propongono, a vario titolo, eventi e percorsi d’arte, di cultura e di storia, durante tutto il corso dell’anno.
Inoltre ci sono ormai manifestazioni cittadine consolidate su base annua: la fiera di san Giuseppe, Riso e Rose, la festa dell’Uva e gli eventi che si effettuano, a vario titolo, sotto il logo di Casale Capitale del Monferrato.
Infine inizia a svilupparsi anche un altro genere di turismo, legato all’archeologia industriale e nel ns caso abbiamo l’associazione Il Cemento, guidata dalla Consolata Buzzi, della cui fattiva opera può beneficiare il territorio.
Da ultimo, non manca certo a Casale Monferrato e nel territorio circostante, ma più in generale in tutta l’area del Monferrato, la buona cucina, anch’essa importante fattore di attrazione turistica.
Attrarre turisti significa, attrarre soldi, incrementare gli acquisti nei negozi e nel dettaglio, ecc.
Ma per realizzare questo progetto integrato di sviluppo, occorre operare in forma organica, coinvolgere e fare rete tra i vari attori: comunità locali, Tour Operator ed Agenzie Turistiche, Alberghi, Ristoranti, Bed end Breakfast, ecc.; senza il coordinamenti tra queste entità non si va da nessuna parte e si vive alla giornata, facendo solo del piccolo cabotaggio.
Occorre una sorta di “cabina di regia” che riesca a mettere in rete e coordinare le varie attività complementari
E’ necessario riprendere il dialogo e rafforzarlo con la cinquantina di comuni afferenti il Monferrato casalese, ma non solo, occorre dialogare e intrattenere rapporti stabili con quei territori che hanno fatto parte del Monferrato Storico e non: Alba (da cui dobbiamo imparare molto su quanto questa città  è riuscita a fare e la visibilità che ha saputo acquisire), Asti, Acqui, ecc. e continuare a tenere gli storici rapporti con Mantova (a suo tempo due città nello stesso stato) e perché no, rilanciare su nuove basi anche i rapporti con Alessandria
E’ possibile realizzare questo progetto?
Dipende dalla ns comunità.
Personalmente lo ritengo l’unico progetto fattibile per arrestare il declino e qui faccio appello in primis all’amministrazione comunale (in particolare alla sensibilità del nuovo sindaco e della giovane assessore Carmi, figure che hanno iniziato a muoversi in questo senso e che mi sono sembrate sensibili su questo tema) nonché alla società Mondo, che mi consta abbia quale scopo principale proprio lo sviluppo turistico.
L’obiettivo forse può essere considerato un po’ambizioso?
Non credo, con una efficiente cabina di regia, lo ritengo percorribile.
Forse per la città di Casale Monferrato c’è ancora qualche speranza, e come cittadini ce lo auguriamo.

Alberto Riccio – Comitato Casale Capitale del Monferrato