lunedì 31 agosto 2015
Casale Monferrato fu Capitale
Casale 31 agosto 2015
Egr
Direttore de Il Monferrato.
Riassumiamo sintetizzando i fatti avvenuti
negli ultimi 15 anni con le Forze Politiche-Partitiche che hanno governato la
nostra città. Potevamo avere, con quasi certezza ( basta leggere i giornali dal
2001 in
avanti ) la Corte d’Appello e la Provincia Federata ed oggi Casale con tali
gigantesche Istituzioni ( in specie la Corte d’Appello ), avrebbe per l’appunto
la Corte d’Appello e sarebbe Provincia con Vercelli. Ciò avrebbe significato,
chiunque lo capisce, aver accentrato le potestà decisionali dei nostri
interessi fondamentali in Casale Monferrato senza dover passare da Alessandria
con la quale da sempre esiste un conflitto di interessi.
Casale
dunque, cosa ovvia di per sé, avrebbe inoltre mantenuto il suo Tribunale, la sua Asl 21, l’Università,
le linee Ferroviarie, potenziato il suo Ospedale, potenziato ogni Servizio in
generale ( ad esempio quello Postale, quello Scolastico, ecc. ecc.). Circa
l’Archivio di Stato - il Direttore Generale degli Archivi ( dott. Maurizio
Fallace) sedente in Roma aveva detto e scritto ( vedere anno 2007 ) che Casale
per il suo passato ne aveva diritto -, nulla è stato fatto: Archivio di Stato
da non confondersi con l’Archivio Storico che praticamente tutti i Comuni
possono avere.
Siamo
in caduta rilevantissima da diversi anni proseguendo la quale presto saremo
ridotti ad un grosso borgo. E’ possibile invertire questo pauroso declino? Per
come stanno andando le cose e per come si stanno prospettando, per me, no e lo
sto dicendo da tempo, nel mentre si continua a cadere.
Casale
Monferrato ha un passato e vestigia di detto passato davvero strepitosi. In
Piemonte esistevano due Senati: quello di Casale e quello di Torino. Il Senato
divenne poi Corte d’Appello con giurisdizione ben oltre i confini piemontesi.
E’ stata l’unica Capitale del Monferrato per centinaia di anni e prima comunque
centro rilevantissimo del Monferrato. Se si esaminano le carte e le piantine
geografiche dei tempi, tale grandiosità emerge in modo travolgente. Nell’atrio
d’entrata di un palazzo di Casale è collocata da anni, in dimensioni notevoli,
una riproduzione
della cartografia storico-geografica che rappresenta la Città di Casale, la Cittadella, il
Po’, e che porta questa scritta: “”
" CASAL
Capital du Monferrat. Sa Citadelle est
la Meilleure d'Italie. Ella ha souffert plusieurs sieges et …la Pierre
d'Achoppement des Espagnols en Italie. Le Duc du Mantoue qui y avait Garnison
de puis l'an 1652 la Ceda au Roy le 30 Settember 1682 ed Repris par les Alliés
1695.
Casale
dunque Capitale del Monferrato e tanto basterebbe oggi il solo dirlo senza
necessità di particolari sponsorizzazioni e dunque senza, di fatto, spese
specifiche al riguardo. Ma perché, salvo qualche caso del tutto casuale e
sporadico, non lo si dice? Se il Turismo può tentare di risollevare la nostra Comunità ,
perché non dire che Casale fu la Capitale del Monferrato e non semplicemente,
come si legge da chi è interessato altrimenti, che Casale è… nel Monferrato?
Essere stata la Capitale significa agli occhi di chiunque qualcosa di ben
rilevante e tale da essere visitata e, magari, non di mera sfuggita
giornaliera. Perché non chiedere di apporre sulla Autostrada A 26 un pannello
turistico- come proposto da tempo invano - con ad esempio scritto: “ Visitate
Casale Monferrato, Capitale del Monferrato, con i suoi tesori e le sue bellezze
” sviluppando certo al possibile maggiori attrezzature varie?
Chi
e che cosa impedisce di dire e scrivere che Casale fu la Capitale del Monferrato,
l’insipienza e l’incapacità oppure “ Tutori” esterni ed opprimenti?
E
che… fatica occorre fare, quando si parla a persone anche di località vicine,
per illustrare, seppur in breve, che Casale fu la Capitale del Monferrato!
Ad
esempio i Turisti che necessariamente passerebbero dalla bella piazza Mazzini o
del Cavallo, verrebbero ad esempio illustrati su Carlo Alberto in sella al
cavallo ed il perché di ciò, mentre troppi accompagnatori non sanno essi stessi
( e non trovano indicazioni turistiche specifiche) il grande significato di
tale superbo monumento. In Città delle dimensioni di Casale, non si trovano
monumenti equestri di tale portata: lo spiegarlo aumenterebbe di per sé
l’interesse per la nostra città ed a costo zero! Ma lo spiegarlo significherebbe ricordare che
Casale era sede di Senato e poi della Corte d’Appello che Carlo Alberto
ripristinò ( con enorme entusiastica partecipazione dei casalesi ) nel 1838 e
proprio nella nostra città e non… ad esempio in Alessandria o altra città!
E
poi basterebbe dire che di Casale e del Monferrato è il giornale… “ Il
Monferrato”
Fondato
nel 1871, 65 anni prima della nascita della provincia di Asti avvenuta nel
1935!
Insomma,
questa Amministrazione Comunale cerca di darsi da fare, ma sembra mancare quella
necessaria visione di maggior grandezza e di più ampio respiro territoriale
aggregante che, tuttavia, Casale Monferrato – specie per il suo passato -
nonostante tutto può ancora avere seppure in dimensioni non eccelse. Mancando
detta visione, stretta fra tre città Capoluogo Provincia, il suo declino,
continuerà inesorabile.
Gian Carlo Curti
lunedì 13 ottobre 2014
Futuro di Casale Monferrato?
8/10/2014
Negli anni 70 la città di Casale Monferrato aveva circa 46 mila abitanti (ora ne conta solo circa 36 mila, nonostante il notevole flusso dei cittadini immigrati), possedeva le maggiori istituzioni che qualificano una città, quali: Unità Sanitaria Locale autonoma (USSL 76, poi ASL 22, ora è rimasta solo una targa e non si sa fino a quando), Tribunale (ora trasferito a Vercelli), linee ferroviarie funzionanti (ora è rimasta l’unica tratta Alessandria-Chivasso, anche in questo caso fino a quando?), ecc.
Nel dopoguerra e fino agli anni 80, la ns città era di gran lunga il più importante bacino industriale della provincia, con le sue aziende del freddo (quali le storiche Franger Frigor, Carma, ecc., ora abbiamo un distretto del freddo che occupa un numero di dipendenti che non è neanche da paragonare a quello di allora), cementifici, il tristemente famoso stabilimento dell’Eternit, ecc.; a ciò aggiungasi la presenza di un Centro Addestramento Reclute (CAR) che portava nella ns città migliaia di militari con i connessi benefici economici sull’indotto cittadino dei ristoranti/pizzerie/alberghi/negozi al dettaglio.
Cosa è rimasto ora? “Poco o niente” parafrasando un famoso libro di Giampaolo Pansa, presentato proprio a Casale in una serata lionistica e che descrive uno spaccato di storia del ns territorio tra la fine dell’800 e i primi del 900.
Vogliamo ricercare le colpe di questo declino?
Direi di no perché non ci interessa più di tanto un passato che difficilmente potrà tornare, mentre la principale finalità di questo articolo, invece, è quella di guardare avanti in positivo senza intentare processi retroattivi.
Peraltro non possiamo esimerci di fare alcune brevi considerazioni: certi accorpamenti e centralizzazioni di servizi (Sanità e Tribunale) provengono da provvedimenti nazionali e/o regionali che la comunità locale è costretta a subire senza poter incidere, come pure la scelta imprenditoriale di insediamenti aziendali (la leva della fiscalità locale probabilmente, oggi, non è in grado di incidere più di tanto).
Nel ns caso non hanno certo giovato i rapporti tra la ns città e la provincia di Alessandria, con le ns classi politiche passate, spesso, secondo alcuni, “succubi” di un’Alessandria, considerata una sorta di “matrigna”.
Quando una città è in declino, gli effetti negativi sono molteplici; ne vorrei ricordare solo uno a caso: la svalutazione del patrimonio immobiliare cittadino (in un mercato immobiliare già in crisi a livello nazionale, la città di Casale sta subendo una ulteriore svalutazione immobiliare, oggi a Casale, in molti casi, non si vende ma si “svende”).
Ma veniamo al dunque, cosa possiamo fare per arrestare il declino ed iniziare un ciclo virtuoso?
A mio modesto parere, l’unica leva di possibile sviluppo e che dipende quasi esclusivamente dalle capacità della ns comunità locale, è quello di puntare su un programma specifico e coordinato che si può compendiare in una frase che sintetizzerei così: “Casale Monferrato città d’arte, della cultura e dell’enogastronomia” soprattutto per favorire i flussi turistici.
Alcuni fattori sono oggi più favorevoli di ieri, per assumere le iniziative in tale direzione.
Alludo principalmente al recente riconoscimento dell’UNESCO che ha dato visibilità, pubblicità e diffuso, nel mondo, il territorio e il logo del Monferrato, come patrimonio dell’Umanità e la ns città ha la fortuna di chiamarsi Casale Monferrato.
Si tratta di una occasione straordinaria per riscoprire il nostro territorio; il Monferrato storico rappresenta un collante fondamentale di identificazione dell’area del nuovo sito UNESCO.
Le bellezze artistiche che la città può offrire ai visitatori sono molteplici: le chiese (il Duomo e i suo Tesoro, la barocca Santa Caterina, San Domenico, ecc.), la Biblioteca del Seminario (chi la visita per la prima volta rimane sbalordito), la Sinagoga, il Castello Paleologo (qui è racchiusa parte della storia della ns città, capitale di uno stato sovrano europeo, quel Marchesato del Monferrato, dal 1435 al 1536 anno del successivo passaggio della capitale a Mantova, sede del ducato dei Gonzaga) alcuni palazzi cittadini (palazzo Treville sede dell’Accademia Filarmonica, palazzo Vitta dell’ente Trevisio, il cortile di Anna d’Alencon, ecc.)
Sono innumerevoli gli enti laici ed ecclesiastici (Diocesi) e le associazioni di varia natura che propongono, a vario titolo, eventi e percorsi d’arte, di cultura e di storia, durante tutto il corso dell’anno.
Inoltre ci sono ormai manifestazioni cittadine consolidate su base annua: la fiera di san Giuseppe, Riso e Rose, la festa dell’Uva e gli eventi che si effettuano, a vario titolo, sotto il logo di Casale Capitale del Monferrato.
Infine inizia a svilupparsi anche un altro genere di turismo, legato all’archeologia industriale e nel ns caso abbiamo l’associazione Il Cemento, guidata dalla Consolata Buzzi, della cui fattiva opera può beneficiare il territorio.
Da ultimo, non manca certo a Casale Monferrato e nel territorio circostante, ma più in generale in tutta l’area del Monferrato, la buona cucina, anch’essa importante fattore di attrazione turistica.
Attrarre turisti significa, attrarre soldi, incrementare gli acquisti nei negozi e nel dettaglio, ecc.
Ma per realizzare questo progetto integrato di sviluppo, occorre operare in forma organica, coinvolgere e fare rete tra i vari attori: comunità locali, Tour Operator ed Agenzie Turistiche, Alberghi, Ristoranti, Bed end Breakfast, ecc.; senza il coordinamenti tra queste entità non si va da nessuna parte e si vive alla giornata, facendo solo del piccolo cabotaggio.
Occorre una sorta di “cabina di regia” che riesca a mettere in rete e coordinare le varie attività complementari
E’ necessario riprendere il dialogo e rafforzarlo con la cinquantina di comuni afferenti il Monferrato casalese, ma non solo, occorre dialogare e intrattenere rapporti stabili con quei territori che hanno fatto parte del Monferrato Storico e non: Alba (da cui dobbiamo imparare molto su quanto questa città è riuscita a fare e la visibilità che ha saputo acquisire), Asti, Acqui, ecc. e continuare a tenere gli storici rapporti con Mantova (a suo tempo due città nello stesso stato) e perché no, rilanciare su nuove basi anche i rapporti con Alessandria
E’ possibile realizzare questo progetto?
Dipende dalla ns comunità.
Personalmente lo ritengo l’unico progetto fattibile per arrestare il declino e qui faccio appello in primis all’amministrazione comunale (in particolare alla sensibilità del nuovo sindaco e della giovane assessore Carmi, figure che hanno iniziato a muoversi in questo senso e che mi sono sembrate sensibili su questo tema) nonché alla società Mondo, che mi consta abbia quale scopo principale proprio lo sviluppo turistico.
L’obiettivo forse può essere considerato un po’ambizioso?
Non credo, con una efficiente cabina di regia, lo ritengo percorribile.
Forse per la città di Casale Monferrato c’è ancora qualche speranza, e come cittadini ce lo auguriamo.
martedì 1 luglio 2014
sabato 3 maggio 2014
sabato 7 settembre 2013
SMART CITY
Sei i passaggi chiave che, secondo Rick
Robinson, possono condurre allo sviluppo di una Smart City:
1- Definire prima di
tutto il significato della parola “Smart City”.
Dato che oltre la metà
delle persone vive in aree urbane, non è difficile intuire che la maggior parte
della popolazione abbia già un’idea precisa e personale di “Smart City”. Per
questo motivo e per arrivare a condividere un pensiero comune è importante
prima di tutto mettere in chiaro quale sarà il campo di applicazione che
condurrà all’obiettivo collettivo.
Secondo Robinson è
essenziale perciò non trascurare il presente, rispondendo da subito alle
esigenze dei cittadini. In secondo luogo il successo passa per la formazione
culturale e specialistica delle future generazioni, coloro che avranno il
compito di gestire la Smart City, eliminando completamente qualsiasi tipo di
discriminazione per assicurare una corretta distribuzione delle risorse.
2- Riunire un gruppo
di stakeholder per creare una visione comune.
Secondo Robinson,
l’unico modo per concordare una visione smart uguale per tutti, è quella di
riunire in un’unica stanza leader politici, direttori di aziende, rappresentati
di autorità locali, imprenditori PMI, rappresentati universitari e di gruppi
religiosi. Il compito di questi soggetti dovrebbe essere quello di concordare
una tabella di marcia per i singoli progetti di sviluppo futuro.
3- Strutturare un
approccio alla Smart City attingendo alle risorse umane disponibili.
Bisogna prima di tutto
riconoscere che la città un “Sistema di Sistemi”, un insieme complesso di
relazioni che caratterizzano le attività umane: l’ambiente naturale, l’economia, il trasporto, l’educazione, le
infrastrutture i servizi, ecc. Una volta compresa questa relazione
l’unica strada per arrivare ad un futuro condiviso è il potenziamento di quella
che Robinson chiama “infrastruttura soft”, l’insieme delle relazioni
umane, dei rapporti sociali, della fiducia reciproca soprattutto nella Governance,
andando oltre il semplice potenziamento
delle reti tecnologiche o delle soluzioni ingegneristiche all’avanguardia.
4- Compilare una
tabella di marcia in grado di raggiungere la “vision”
Una roadmap che
comprenda sia obiettivi a lungo termine che piccoli step, per mantenere alto
l’entusiasmo, ma soprattutto per generare un insieme di “micro smart town” che,
migliorando la qualità delle singole
comunità, migliorano nel complesso l’intera infrastruttura urbana.
5- Mettere a
disposizione da subito i finanziamenti necessari
Un fattore
fondamentale per valutare la possibilità di dare vita alle idee, è quello di valutarne attentamente le risorse a monte, prima
ancora di avviare il progetto. Individuando in questo modo eventuali
“falle” nel progetto ed trovando così le dovute soluzioni aprendosi anche
a sponsor privati.
6- “Thinking
beyond the future”, ovvero come rendere smart un processo autosufficiente anche dopo
aver raggiunto gli obiettivi
Diventare smart per
una città non deve significare la fine di un processo, ma l’inizio di un nuovo
percorso autosufficiente che sia in grado di mantenere attivi i numerosi sistemi che le hanno permesso di evolversi.
Questo implica una continua trasformazione creativa di tutte le attività umane,
trasporto, lavoro, economica, energia, governance, senza il rischio di
ritrovarsi al punto di partenza.
martedì 3 luglio 2012
Casale Monferrato
Comitato Centro Storico: "Noi le notti in bianco le facciamo tutti i fine settimana"
Da "Alessandria News"
Duro j'accuse del presidente Andrea Tommasino. "Basta urla e schiamazzi di gente ubriaca"
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