lunedì 29 febbraio 2016

Fusione tra Comuni

Le fusioni tra comuni per far fronte al declino delle località di provincia emarginate, frazionate e disperse
Una proposta per il Monferrato di area casalese
di
 
Claudio Martinotti Doria
 

 
 
La cartina mostra i comuni che gravitano su Casale Monferrato e costituiscono il Monferrato “casalese”, nella cartina ne mancano alcuni della Lomellina, Vercellese ed Astigiano
 
Da parecchi anni sono testimone, non solo individualmente, del declino del territorio che per secoli è stato un importante ed influente stato preunitario e che oggi viene considerata una “regione storica” denominata Monferrato, in particolare nell’area “casalese”, quella che fa riferimento alla città di Casale Monferrato, divenuta a partire dal 1435 d.c. l’unica capitale del Marchesato di Monferrato, e del suo territorio di influenza che coinvolge una cinquantina di comuni, localizzati prevalentemente nel nord dell’alessandrino con limitate estensioni nell’astigiano e nel vercellese e pavese.
Le riflessioni che farò ritengo siano applicabili in molte altre località di provincia.
Il problema di fondo socioculturale che caratterizza in particolare l’area casalese, ma è analogo a molte altre zone italiche, è l’eccesso di servilismo e la mancanza di attributi. E’ il motivo per cui sono sempre stato considerato con diffidenza, pregiudizio ed ostilità, dalla politica partitocratica clientelare, perché nel corso della mia esistenza non ho mai esitato ad assumere atteggiamenti critici, sia a voce che per iscritto (cosa ancor più grave ed indisponente), nei confronti di qualunque autorità istituzionale locale avessi da affrontare che stesse cazzeggiando, temporeggiando, bluffando o mistificando.
Come ben sapete, sono pochi coloro che accettano le critiche, ancor meno coloro che le apprezzano, ecco perché l’Italia è divenuto un paese di yesman e quaquaraquà ed è ridotto in stato fallimentare. Persone come me sono sempre state emarginate perché ritenute pericolose per l’establishment, in quanto preferiscono vivere libere ed indigenti piuttosto che da servi o peggio ancora da schiavi di lusso (meno che mai per sottomissione spontanea con catene invisibili).
Fatte queste brevi premesse, consapevole che con gli attuali presupposti è da ingenui porsi alcuna aspettativa e prospettiva favorevole, perso per perso, tanto vale avanzare una proposta importante e lungimirante, seppur difficilissima da realizzare, come quella che in seguito esporrò, nella quale concentrare tutte le forze assumendo posizioni forti e di primo acchito certamente non popolari, nella quale si sia disposti a dare “calci nelle palle” a chi lo merita, dichiarando apertamente che i tanti (troppi) sindaci “caporali” (alla Totò per intenderci) o “blagheur”, devono “andarsene a quel paese” (nel senso metaforico, l’importante è che abbandonino quello reale), rinuncino cioè alla loro carica istituzionale per costituire e confluire in un comune unico che rappresenti l’intero Monferrato di area casalese.
 
Castello di Casale Monferrato risalente alla metà del XIV, nel quale nel 1435 si è insediata definitivamente la Corte Marchionale del Marchesato di Monferrato, in precedenza la Corte Marchionale era itinerante
 
Le identità dei singoli borghi con la loro storia plurisecolare (genius loci) si potranno mantenere con i Municipi e con i loro rappresentanti che dovrebbero ispirarsi ai Consoli medievali, quando esistevano le Magnifiche Comunità Locali, che venivano eletti per meriti e qualifiche dai notabili e dai rappresentanti delle varie corporazioni di arti e mestieri e non per motivi politici partitici o per interessi di parte, e se non facevano quello che ci si aspettava venivano sostituiti e comunque avevano una rotazione frequente.
Troppi sindaci tra quelli attuali, che amministrano borghi di poche centinaia di abitanti (a volte poche decine), hanno una visione che è fissa all’ombelico, qualcuno arriva alla punta del proprio naso, altri si specchiano per rimirare il proprio Ego, pochi hanno veramente a cuore le sorti della loro comunità e del territorio ed alzano lo sguardo oltre l’orizzonte. E’ anche una questione probabilistica, nel senso che è difficile in una piccola comunità trovare qualcuno disposto a fare il sindaco e che per dipiù sia pure dotato di qualche talento e non sia motivato solo da carrierismo politico e/o ricerca di visibilità.
Ecco perché è giunto il tempo di parlar chiaro e non di mediare servilmente ed ossequiosamente, occorre dire loro quello che si pensa, gli attuali sindaci di piccole comunità devono fare un passo indietro soggettivamente per favorire il territorio, probabilmente non lo faranno mai per autocoscienza evolutiva, ecco perché occorre pervenire a linguaggi critici anche forti, i soli che potrebbero smuoverli, facendo alzar loro lo sguardo con un minimo di lungimiranza …
Tra l’altro pochi ancora ci hanno pensato, perché vedono solo i soldi in arrivo, cioè i lauti contributi previsti per le fusioni tra comuni, ma se si crea un grande comune unico per un intero territorio omogeneo, tutti avranno il diritto di votare alle elezioni amministrative e quindi anche le liste civiche (vere) potranno avere maggior voce in capitolo rispetto alle solite fazioni politiche ormai sputtanate più o meno ovunque, ai minimi storici come credibilità.
 
Castello di Moncalvo risalente alla prima metà del XIV secolo che è stata una delle principali Sedi Marchionali del Monferrato
 
Ho citato spesso in passato la nostra area provinciale (Monferrato “casalese”) come culturalmente retrograda e con gravi problemi sociali e politici che non sto ad elencare ma che la penalizzano gravemente, rispetto a moltissime altre località e regioni del Centro e Nord Italia, molto più dinamiche, attive e lungimiranti. I dati che mi accingo a pubblicare ne sono l’ennesima dimostrazione.
L’Emilia Romagna ha meno di 340 comuni eppure le loro amministrazioni locali sono all’avanguardia nello sfruttare l’opportunità di fondere i comuni per razionalizzare i servizi  e ricevere i previsti cospicui contributi statali e regionali. Lo stanno facendo anche le località vallive appenniniche molto isolate e pertanto non è una questione di radicamento culturale alle proprie identità localistiche, che sono gli alibi cui si ricorre da noi per non fare nulla, per non compiere mai il primo passo, per rimanere nello status quo campanilistico, per attendere fino all’ultimo l’inevitabile, per poi essere costretti a far scelte per costrizione e farle male.
Se anche in Piemonte ci si muovesse come in Emilia Romagna, ed i suoi amministratori locali dovrebbero essere molto più motivati a farlo coi suoi 1200 comuni (alcuni con poche decine di abitanti, molti con poche centinaia), sarebbe anche la regione che maggiormente ne beneficerebbe finanziariamente, socialmente, culturalmente, turisticamente, economicamente, ecc., perché avvierebbe un processo virtuoso, valorizzando il lavoro di squadra anziché le separazioni e gli anacronistici ed aridi campanilismi che la caratterizzano da troppo tempo rendendola sempre più vulnerabile.
Facciamo qualche esempio di quello che avviene in Emilia Romagna dove sono in corso diverse fusioni tra comuni.
La fusione tra Mirabello e Sant'Agostino in provincia di Ferrara (creerà un comune di 10.250 abitanti) riceverà nel corso dei prossimi anni un contributo statale e regionale complessivo di circa 11 milioni di euro, quella tra Bettola, Farini e Ferriere in provincia di Piacenza (circa 5500 abitanti complessivi) riceverà un contributo leggermente superiore (non conosco la legge nel dettaglio ma il contributo dovrebbe favorire soprattutto le fusioni tra piccoli comuni).
Tra le altre fusioni “emiliane” che non sto a citare, c’è ne una interessante tra tre comuni delle dimensioni che da noi in Monferrato avrebbero pressappoco Moncalvo, Trino e Pontestura (circa 13 mila abitanti complessivi), località nostrane che non sto citando a caso, in quanto tutte e tre sono state Sedi Marchionali (ospitavano nei loro castelli o palazzi la Corte del Marchese di Monferrato nel corso dell’anno) e gravitano nell’area territoriale di influenza della Capitale Casale Monferrato. Ebbene questi tre comuni emiliani che hanno deciso di fondersi, tra contributi regionali e statali riceveranno 14 milioni di euro nei prossimi dieci anni.
In questi tempi di crisi e soprattutto di tagli, è una manna caduta dal cielo, in quanto sono contributi extra, che non ne sostituiscono altri ma si aggiungono come fosse una vincita o un lascito ricevuto e che pertanto potranno andare a totale beneficio della comunità e del territorio.
 

Abbazia cistercense di Lucedio (Trino) risalente alla prima metà del XIII secolo, dove sono sepolti alcuni marchesi del Monferrato
 
Da moltissimi anni propongo di costituire una Fondazione per la Comunità Locale del Monferrato (cioè una Fondazione Territoriale) e/o un Distretto Turistico del Monferrato, ovviamente partendo dal casalese e quindi mi sembra un naturale proseguimento propositivo pervenire a consigliare di approfittare di questa opportunità legislativa. La possibilità delle fusioni è storia vecchia ma è da poco che gli incentivi sono stati elevati e si cumulano tra statali e regionali, c’è quindi questa possibilità di ricevere notevolissimi finanziamenti per la fusione di comuni (che durano per ben dieci/quindici anni e consentirebbero di fare importanti investimenti territoriali), perché a questo punto non costituire un comune unico che rappresenti il Monferrato di area casalese?
Coi suoi 65/70 mila abitanti questo nuovo ente locale, oltre all’aspetto finanziario la cui importanza per l’intero territorio sarebbe palese, consentirebbe di disporre anche di una forza demografica, identitaria e rappresentativa forte, dal punto di vista politico, storico e culturale (oltre all’unica Capitale Storica del Marchesato di Monferrato avremmo anche diverse Sedi Marchionali), che potrebbe finalmente fornire quella spinta propulsiva che finora è sempre mancata, nel fare in modo che Casale e tutti i comuni dell’area, geograficamente e culturalmente omogenea, possano finalmente riappropriarsi della loro identità storica e culturale e riproporre il “marchio” turistico e territoriale del Monferrato, allargabile poi a quello Storico.
Se non lo fa Casale ed il suo territorio, nessun altro lo farà correttamente (intendo il rappresentare il Monferrato) ma semmai solo per motivi di prosaico interesse speculativo, commerciale e localistico, senza un reale legame solidaristico ed identitario con le sue genti. Inoltre più si attende e più si corre il rischio di essere costretti a fondersi per legge, e quando avverrà probabilmente non ci saranno più gli attuali incentivi, tolti del tutto per imposizione autoritaria legittimata dalla crisi.
Se continuiamo a temporeggiare finirà che non ci rimarrà nulla, ci verrà sottratto tutto, identità, dignità, storia, servizi, ecc. e ci verrà imposto quello che non vorremmo, e potremo solo piangerci addosso.
Gli amministratori locali dovrebbero ormai aver capito che lo Stato accentratore costituisce il problema e non la soluzione, che il parassitismo politico italico è inarrestabile e solo una maggiore autonomia locale potrà porvi dei limiti, intensificando la capacità di auto-organizzazione solidaristica e cooperativistica delle comunità locali.
 
Ozzano Monferrato, 27 febbraio 2016
 
 
Cav. Dott. Claudio S. Martinotti Doria   

lunedì 31 agosto 2015

Casale Monferrato


Casale Monferrato fu Capitale


                                                                         Casale 31 agosto 2015

 

Egr Direttore de Il Monferrato.

    Riassumiamo sintetizzando i fatti avvenuti negli ultimi 15 anni con le Forze Politiche-Partitiche che hanno governato la nostra città. Potevamo avere, con quasi certezza ( basta leggere i giornali dal 2001 in avanti ) la Corte d’Appello e la Provincia Federata ed oggi Casale con tali gigantesche Istituzioni ( in specie la Corte d’Appello ), avrebbe per l’appunto la Corte d’Appello e sarebbe Provincia con Vercelli. Ciò avrebbe significato, chiunque lo capisce, aver accentrato le potestà decisionali dei nostri interessi fondamentali in Casale Monferrato senza dover passare da Alessandria con la quale da sempre esiste un conflitto di interessi.

Casale dunque, cosa ovvia di per sé, avrebbe inoltre mantenuto il suo Tribunale, la sua Asl 21, l’Università, le linee Ferroviarie, potenziato il suo Ospedale, potenziato ogni Servizio in generale ( ad esempio quello Postale, quello Scolastico, ecc. ecc.). Circa l’Archivio di Stato - il Direttore Generale degli Archivi ( dott. Maurizio Fallace) sedente in Roma aveva detto e scritto ( vedere anno 2007 ) che Casale per il suo passato ne aveva diritto -, nulla è stato fatto: Archivio di Stato da non confondersi con l’Archivio Storico che praticamente tutti i Comuni possono avere.

Siamo in caduta rilevantissima da diversi anni proseguendo la quale presto saremo ridotti ad un grosso borgo. E’ possibile invertire questo pauroso declino? Per come stanno andando le cose e per come si stanno prospettando, per me, no e lo sto dicendo da tempo, nel mentre si continua a cadere.

Casale Monferrato ha un passato e vestigia di detto passato davvero strepitosi. In Piemonte esistevano due Senati: quello di Casale e quello di Torino. Il Senato divenne poi Corte d’Appello con giurisdizione ben oltre i confini piemontesi. E’ stata l’unica Capitale del Monferrato per centinaia di anni e prima comunque centro rilevantissimo del Monferrato. Se si esaminano le carte e le piantine geografiche dei tempi, tale grandiosità emerge in modo travolgente. Nell’atrio d’entrata di un palazzo di Casale è collocata da anni, in dimensioni notevoli, una riproduzione della cartografia storico-geografica  che rappresenta la Città di Casale, la Cittadella, il Po’, e che porta questa scritta: “”

"  CASAL

    Capital du Monferrat. Sa Citadelle est la Meilleure d'Italie. Ella ha souffert plusieurs sieges et …la Pierre d'Achoppement des Espagnols en Italie. Le Duc du Mantoue qui y avait Garnison de puis l'an 1652 la Ceda au Roy le 30 Settember 1682 ed Repris par les Alliés 1695.

 

Casale dunque Capitale del Monferrato e tanto basterebbe oggi il solo dirlo senza necessità di particolari sponsorizzazioni e dunque senza, di fatto, spese specifiche al riguardo. Ma perché, salvo qualche caso del tutto casuale e sporadico, non lo si dice? Se il Turismo può tentare di risollevare la nostra Comunità, perché non dire che Casale fu la Capitale del Monferrato e non semplicemente, come si legge da chi è interessato altrimenti, che Casale è… nel Monferrato? Essere stata la Capitale significa agli occhi di chiunque qualcosa di ben rilevante e tale da essere visitata e, magari, non di mera sfuggita giornaliera. Perché non chiedere di apporre sulla Autostrada A 26 un pannello turistico- come proposto da tempo invano - con ad esempio scritto: “ Visitate Casale Monferrato, Capitale del Monferrato, con i suoi tesori e le sue bellezze ” sviluppando certo al possibile maggiori attrezzature varie?

Chi e che cosa impedisce di dire e scrivere  che Casale fu la Capitale del Monferrato, l’insipienza e l’incapacità oppure “ Tutori” esterni ed opprimenti?

E che… fatica occorre fare, quando si parla a persone anche di località vicine, per illustrare, seppur in breve, che Casale fu la Capitale del Monferrato!  

Ad esempio i Turisti che necessariamente passerebbero dalla bella piazza Mazzini o del Cavallo, verrebbero ad esempio illustrati su Carlo Alberto in sella al cavallo ed il perché di ciò, mentre troppi accompagnatori non sanno essi stessi ( e non trovano indicazioni turistiche specifiche) il grande significato di tale superbo monumento. In Città delle dimensioni di Casale, non si trovano monumenti equestri di tale portata: lo spiegarlo aumenterebbe di per sé l’interesse per la nostra città ed a costo zero!  Ma lo spiegarlo significherebbe ricordare che Casale era sede di Senato e poi della Corte d’Appello che Carlo Alberto ripristinò ( con enorme entusiastica partecipazione dei casalesi ) nel 1838 e proprio nella nostra città e non… ad esempio in Alessandria o altra città!

E poi basterebbe dire che di Casale e del Monferrato è il giornale… “ Il Monferrato”

Fondato nel 1871, 65 anni prima della nascita della provincia di Asti avvenuta nel 1935!

Insomma, questa Amministrazione Comunale cerca di darsi da fare, ma sembra mancare quella necessaria visione di maggior grandezza e di più ampio respiro territoriale aggregante che, tuttavia, Casale Monferrato – specie per il suo passato - nonostante tutto può ancora avere seppure in dimensioni non eccelse. Mancando detta visione, stretta fra tre città Capoluogo Provincia, il suo declino, continuerà inesorabile.

Gian Carlo Curti

lunedì 13 ottobre 2014

Futuro di Casale Monferrato?

8/10/2014
Quale sarà il futuro di Casale Monferrato, la ns città?
Se si dovessero trarre valutazioni sugli eventi degli ultimi 30/40 anni, il pessimismo dovrebbe prevalere.
Negli anni 70 la città di Casale Monferrato aveva circa 46 mila abitanti (ora ne conta solo circa 36 mila, nonostante il notevole flusso dei cittadini immigrati), possedeva le maggiori istituzioni che qualificano una città, quali: Unità Sanitaria Locale autonoma (USSL 76, poi ASL 22, ora è rimasta solo una targa e non si sa fino a quando), Tribunale (ora trasferito a Vercelli), linee ferroviarie funzionanti (ora è rimasta l’unica tratta Alessandria-Chivasso, anche in questo caso fino a quando?), ecc.
Nel dopoguerra e fino agli anni 80, la ns città era di gran lunga il più importante bacino industriale della provincia, con le sue aziende del freddo (quali le storiche Franger Frigor, Carma, ecc., ora abbiamo un  distretto del freddo che occupa un numero di dipendenti che non è neanche da paragonare a quello di allora), cementifici, il tristemente famoso stabilimento dell’Eternit, ecc.; a ciò aggiungasi la presenza di un Centro Addestramento Reclute (CAR) che portava nella ns città migliaia di militari con i connessi benefici economici sull’indotto cittadino dei ristoranti/pizzerie/alberghi/negozi al dettaglio.
Cosa è rimasto ora? “Poco o niente” parafrasando un famoso libro di Giampaolo Pansa, presentato proprio a Casale in una serata lionistica e che descrive  uno spaccato di storia del ns territorio tra la fine dell’800 e i primi del 900.
Vogliamo ricercare le colpe di questo declino?
Direi di no perché non ci interessa più di tanto un passato che difficilmente potrà tornare, mentre la principale finalità di questo articolo, invece, è quella di guardare avanti in positivo senza intentare processi retroattivi.
Peraltro non possiamo esimerci di fare alcune brevi considerazioni: certi accorpamenti e centralizzazioni di servizi (Sanità e Tribunale) provengono da provvedimenti nazionali e/o regionali che la comunità locale è costretta a subire senza poter incidere, come pure la scelta imprenditoriale di insediamenti aziendali (la leva della fiscalità locale probabilmente, oggi, non è in grado di incidere più di tanto).
Nel ns caso non hanno certo giovato i rapporti tra la ns città e la provincia di Alessandria, con le ns classi politiche passate,  spesso, secondo alcuni, “succubi” di un’Alessandria, considerata una sorta di “matrigna”.
Quando una città è in declino, gli effetti negativi sono molteplici; ne vorrei ricordare solo uno a caso: la svalutazione del patrimonio immobiliare cittadino (in un mercato immobiliare già in crisi a livello nazionale, la città di Casale sta subendo una ulteriore svalutazione immobiliare, oggi a Casale, in molti casi, non si vende ma si “svende”).
Ma veniamo al dunque, cosa possiamo fare per arrestare il declino ed iniziare un ciclo virtuoso?
A mio modesto parere, l’unica leva di possibile sviluppo e che dipende quasi esclusivamente dalle capacità della ns comunità locale, è quello di puntare su un programma specifico e coordinato che si può compendiare in una frase che sintetizzerei così: “Casale Monferrato città d’arte, della cultura e dell’enogastronomia” soprattutto per favorire i flussi turistici.
Alcuni fattori sono oggi più favorevoli di ieri, per assumere le iniziative in tale direzione.
Alludo principalmente al recente riconoscimento dell’UNESCO che ha dato visibilità, pubblicità e diffuso, nel mondo, il territorio e il logo del Monferrato, come patrimonio dell’Umanità e la ns città ha la fortuna di chiamarsi Casale Monferrato.
Si tratta di una occasione straordinaria per riscoprire il nostro territorio; il Monferrato storico rappresenta un collante fondamentale di identificazione dell’area del nuovo sito UNESCO.
Le bellezze artistiche che la città può offrire ai visitatori sono molteplici: le chiese (il Duomo e i suo Tesoro, la barocca Santa Caterina, San Domenico, ecc.), la Biblioteca del Seminario (chi la visita per la prima volta rimane sbalordito), la Sinagoga, il Castello Paleologo (qui è racchiusa parte della storia della ns città, capitale di uno stato sovrano europeo, quel Marchesato del Monferrato, dal 1435 al 1536 anno del successivo passaggio della capitale a Mantova, sede del ducato dei Gonzaga) alcuni palazzi cittadini (palazzo Treville sede dell’Accademia Filarmonica, palazzo Vitta dell’ente Trevisio, il cortile di Anna d’Alencon, ecc.)
Sono innumerevoli gli enti laici ed ecclesiastici (Diocesi) e le associazioni di varia natura che propongono, a vario titolo, eventi e percorsi d’arte, di cultura e di storia, durante tutto il corso dell’anno.
Inoltre ci sono ormai manifestazioni cittadine consolidate su base annua: la fiera di san Giuseppe, Riso e Rose, la festa dell’Uva e gli eventi che si effettuano, a vario titolo, sotto il logo di Casale Capitale del Monferrato.
Infine inizia a svilupparsi anche un altro genere di turismo, legato all’archeologia industriale e nel ns caso abbiamo l’associazione Il Cemento, guidata dalla Consolata Buzzi, della cui fattiva opera può beneficiare il territorio.
Da ultimo, non manca certo a Casale Monferrato e nel territorio circostante, ma più in generale in tutta l’area del Monferrato, la buona cucina, anch’essa importante fattore di attrazione turistica.
Attrarre turisti significa, attrarre soldi, incrementare gli acquisti nei negozi e nel dettaglio, ecc.
Ma per realizzare questo progetto integrato di sviluppo, occorre operare in forma organica, coinvolgere e fare rete tra i vari attori: comunità locali, Tour Operator ed Agenzie Turistiche, Alberghi, Ristoranti, Bed end Breakfast, ecc.; senza il coordinamenti tra queste entità non si va da nessuna parte e si vive alla giornata, facendo solo del piccolo cabotaggio.
Occorre una sorta di “cabina di regia” che riesca a mettere in rete e coordinare le varie attività complementari
E’ necessario riprendere il dialogo e rafforzarlo con la cinquantina di comuni afferenti il Monferrato casalese, ma non solo, occorre dialogare e intrattenere rapporti stabili con quei territori che hanno fatto parte del Monferrato Storico e non: Alba (da cui dobbiamo imparare molto su quanto questa città  è riuscita a fare e la visibilità che ha saputo acquisire), Asti, Acqui, ecc. e continuare a tenere gli storici rapporti con Mantova (a suo tempo due città nello stesso stato) e perché no, rilanciare su nuove basi anche i rapporti con Alessandria
E’ possibile realizzare questo progetto?
Dipende dalla ns comunità.
Personalmente lo ritengo l’unico progetto fattibile per arrestare il declino e qui faccio appello in primis all’amministrazione comunale (in particolare alla sensibilità del nuovo sindaco e della giovane assessore Carmi, figure che hanno iniziato a muoversi in questo senso e che mi sono sembrate sensibili su questo tema) nonché alla società Mondo, che mi consta abbia quale scopo principale proprio lo sviluppo turistico.
L’obiettivo forse può essere considerato un po’ambizioso?
Non credo, con una efficiente cabina di regia, lo ritengo percorribile.
Forse per la città di Casale Monferrato c’è ancora qualche speranza, e come cittadini ce lo auguriamo.

Alberto Riccio – Comitato Casale Capitale del Monferrato

sabato 7 settembre 2013

SMART CITY


Sei i passaggi chiave che, secondo Rick Robinson, possono condurre allo sviluppo di una Smart City:

1- Definire prima di tutto il significato della parola “Smart City”.

Dato che oltre la metà delle persone vive in aree urbane, non è difficile intuire che la maggior parte della popolazione abbia già un’idea precisa e personale di “Smart City”. Per questo motivo e per arrivare a condividere un pensiero comune è importante prima di tutto mettere in chiaro quale sarà il campo di applicazione che condurrà all’obiettivo collettivo.

Secondo Robinson è essenziale perciò non trascurare il presente, rispondendo da subito alle esigenze dei cittadini. In secondo luogo il successo passa per la formazione culturale e specialistica delle future generazioni, coloro che avranno il compito di gestire la Smart City, eliminando completamente qualsiasi tipo di discriminazione per assicurare una corretta distribuzione delle risorse.

2- Riunire un gruppo di stakeholder per creare una visione comune.

Secondo  Robinson, l’unico modo per concordare una visione smart uguale per tutti, è quella di riunire in un’unica stanza leader politici, direttori di aziende, rappresentati di autorità locali, imprenditori PMI, rappresentati universitari e di gruppi religiosi. Il compito di questi soggetti dovrebbe essere quello di concordare una tabella di marcia per i singoli progetti di sviluppo futuro.

3- Strutturare un approccio alla Smart City attingendo alle risorse umane disponibili.

Bisogna prima di tutto riconoscere che la città un “Sistema di Sistemi”, un insieme complesso di relazioni che caratterizzano le attività umane: l’ambiente naturale, l’economia, il trasporto, l’educazione, le infrastrutture i servizi, ecc. Una volta compresa questa relazione l’unica strada per arrivare ad un futuro condiviso è il potenziamento di quella che Robinson chiama “infrastruttura soft”, l’insieme delle relazioni umane, dei rapporti sociali, della fiducia reciproca soprattutto nella Governance, andando oltre il semplice potenziamento delle reti tecnologiche o delle soluzioni ingegneristiche all’avanguardia.



 

4- Compilare una tabella di marcia in grado di raggiungere la “vision”

Una roadmap che comprenda sia obiettivi a lungo termine che piccoli step, per mantenere alto l’entusiasmo, ma soprattutto per generare un insieme di “micro smart town” che, migliorando la qualità delle singole comunità, migliorano nel complesso l’intera infrastruttura urbana.

 

5- Mettere a disposizione da subito i finanziamenti necessari

Un fattore fondamentale per valutare la possibilità di dare vita alle idee, è quello di valutarne attentamente le risorse a monte, prima ancora di avviare il progetto. Individuando in questo modo eventuali  “falle” nel progetto ed trovando così le dovute soluzioni aprendosi anche a sponsor privati.

 

 

6- “Thinking beyond the future”, ovvero come rendere smart un processo autosufficiente anche dopo aver raggiunto gli obiettivi

Diventare smart per una città non deve significare la fine di un processo, ma l’inizio di un nuovo percorso autosufficiente che sia in grado di mantenere attivi i numerosi sistemi che le hanno permesso di evolversi. Questo implica una continua trasformazione creativa di tutte le attività umane, trasporto, lavoro, economica, energia, governance, senza il rischio di ritrovarsi al punto di partenza.