NELLA PARTITA NOVIPIU' BENNET CANTU' FINITA 69 A 65
SI SONO SENTITE LE PROTESTE E SONO STATI ESPOSTI STRISCIONI CONTRO LA DELIBERA DEL "PARLAMENTINO" DI CASALE MONFERRATO.
VEDI VIDEO SUL SITO DEL NOSTRO BISETTIMANALE.
lunedì 19 dicembre 2011
lunedì 31 ottobre 2011
CHE BELLA NOTIZIA!!
PROVINCIA DI VERCELLI – Ritornano le ipotesi di accorpamento – In Parlamento è stata presentata una proposta per costituire una superprovincia unitaria di tutto il nord-est del Piemonte
Gaetano Nastri
(l.v.) – La provincia di Vercelli, molto debole dal punto di vista demografico, torna oggetto di ipotesi di accorpamento. Il deputato novarese Gaetano Nastri, infatti, coordinatore provinciale per Novara del PdL, ha depositato lo scorso 26 ottobre a Montecitorio una proposta di accorpamento delle Province di Novara, Vercelli, Biella e Verbano-Curio-Ossola in un solo grande ente del Piemonte nord-orientale. La superprovincia conterebbe oltre 900mila abitanti e sarebbe, a detta del firmatario della proposta, in grado di assicurare servizi più efficienti a costi più contenuti.«È un progetto in cui credo profondamente – spiega Nastri in una nota diffusa alla stampa – perché la soppressione totale delle Province, con legge costituzionale, mi pare un obiettivo a lunga scadenza e non facile da conseguire. Inoltre, a mio avviso è utile un ente intermedio tra Regione e Comuni, ma razionalizzando le Province esistenti che in pochi anni sono aumentate di numero in modo sproporzionato. Ad esempio in Sardegna sono raddoppiate da 4 a 8! Siccome non mi piace fare la morale in casa d’altri, senza pensare a quello che avviene in casa propria, ho pensato che fosse meglio iniziare a razionalizzare dal nostro territorio. I nostri cittadini avranno tutto da guadagnare da una Provincia autorevole, in grado di tenere testa a Torino come a Milano, di gestire servizi di area vasta con forti economie di scala rispetto alla situazione attuale. Pensiamo al ciclo delle acque o a quello dei rifiuti, alla manutenzione e al miglioramento delle strade, alle politiche del lavoro e per le attività produttive. Tutti settori dove una grande Provincia può fare molto di più di quanto riescano a fare i quattro enti singolarmente». Per concorrere a uno snellimento degli organi e al taglio dei costi della politica, la proposta indica in quaranta il numero dei consiglieri complessivi del nuovo ente. «Naturalmente il riordino delle Province – prosegue Nastri – porta con sé l’accorpamento di tutti quegli organismi statali e regionali collegati. A questo compito provvederanno rispettivamente il governo e la Regione. Si prevede anche l’abolizione dei Consorzi di bonifica e l’attribuzione delle funzioni alla nuova Provincia. Analogamente avverrà per i compiti ora svolti dagli enti parco regionali, le cui competenze sono anch’esse trasferite alla Provincia. Si configura dunque un ente complesso, una sorta di mini-Regione, in grado di agire su diversi settori». Infine, la proposta prevede che le risorse finanziarie rese disponibili siano utilizzate per il finanziamento di programmi a favore delle aree provinciali interessate.
venerdì 21 ottobre 2011
da ATNEWS
DA ATNEWS
ATTUALITÀ | venerdì 21 ottobre 2011, 10:00
"Asti ha interesse a potenziare la ferrovia per Casale e proseguire poi verso Milano"?
Egr. Direttore Atnews Asti,
dal 2001 al 2006 ed oltre, si è fortemente ed intensamente discusso nella Provincia di Alessandria fra Casale ed Alessandria sulla sede da individuarsi per la istituzione della II Corte d’Appello del Piemonte Orientale: le due città erano candidate entrambe ( II Corte per le Province di Asti-Alessandria-Vercellli- Biella-Novara-Verbania ).
Il Sindaco di Casale costituì un Comitato nominandomi Presidente.
Terza e fortissima candidata era Novara.
Alessandria peraltro bloccò la candidatura di Casale che, per tanti motivi ampiamente riconosciuti, si era ormai profilata come quella con maggiori titoli e presupposti.
Asti avrebbe appoggiato sia Alessandria, sia Casale, ma, dovendo scegliere, si indirizzò su Alessandria. La vicenda si arenò e tale è tutt’ora anche perché, comunque, le altre città di Provincia mai avrebbero accettato di recarsi ad Alessandria.
La città di Moncalvo scelse Casale.
Si parla adesso forse della soppressione della Province: in tal caso Casale ed il Monferrato Casalese avrebbero certo interesse a trovare forme di alleanza con Asti, sottraendosi alle forze di attrazione alessandrine.
In particolare peraltro ora vi è la necessità che Casale Monferrato non venga ulteriormente penalizzata nella viabilità ferroviaria.
La domanda è: la Città di Asti e l’astigiano in generale, non hanno interesse a potenziare la linea ferroviaria Asti-Casale con proseguimento poi verso Milano?
Casale da sola non ce la fa e non pare purtroppo voglia spingersi oltre a delle richieste meramente formali. Ma se Asti e l’astigiano in generale dessero il loro apporto deciso nelle diverse sedi, forse si potrebbe davvero dar vita ad una linea rapida, efficiente e di grande utilità per tanti Comuni: alcuni Sindaci di Comuni fra Asti e Casale si sono pronunciati a favore, ma certo, occorre lottare e battersi.
Si parla della difficoltà di una galleria, ma ben altre situazioni di maggior difficoltà in ogni settore sono state affrontate e risolte.
I migliori saluti
Casale Monferrato 19 ottobre 2011
Gian Carlo Curti
martedì 13 settembre 2011
PROVINCIA si/no bah
Le Province dovranno essere abolite. Casale Monferrato, da sempre sacrificata nell’ambito della Provincia di Alessandria anche perché periferica rispetto al restante territorio provinciale, finalmente potrà riacquistare quella completa autonomia decisionale assolutamente necessaria per fermare il continuo rovinoso declino che è sotto gli occhi di tutti. In tal caso sarà superato l’Ordine del giorno ( Odg ) che Nuove Frontiere da tempo ha presentato in Consiglio Comunale di Casale per la costituzione della Provincia Federata con Vercelli.
La nuova delineazione territoriale assegna alle Regioni il compito di istituire “ forme associative fra i Comuni ” per il Governo della cosidetta “ area vasta ” . In definitiva vi saranno Organi Intermedi fra Comuni e Regione e quindi Organismi con proprie strutture.
Ed allora occorre muoversi, senza attendere l’avvenuta reale soppressione delle Province, per intessere rapporti più stretti in specie e subito con i Comuni non solo del Monferrato Casalese, ma anche con i Comuni di altre Province con le quali Casale Monferrato ha sempre avuto interconnessioni facendo riferimento altresì, ad esempio, a quelle Comunità che già facevano parte del Comprensorio Casalese. Naturalmente tali rapporti dovranno essere basati su presupposti di rispetto e collaborazione reciproca.
Amici dei vari Partiti, non perdiamo questa straordinaria occasione. Uniti e decisi, potremo non solo fronteggiare la situazione sempre più compromessa della nostra città, ma riusciremo a far riprendere a Casale Monferrato quella posizione e quel ruolo che la Storia le aveva assegnato e cioè di Capitale del Monferrato.
Associazione Nuove Frontiere per le Difesa
ed il Rilancio di Casale e del Monferrato
DALLA "STAMPA"
Cronaca 13:41 Tangenti: Resta in carcere l'ex assessore all'Edilizia di Sesto - Cronaca 13:39 Scuola:Miur: I prof. italiani sono meno pagati perche sono tanti - Economia interna 13:39 Manovra:Commissione Ue smentisce: Mai chiesto misure aggiuntive - Politica interna 13:36 Sicilia: Lombardo: Non mi ricandido a governatore - Esteri 13:27 Gb: Commissione parlamentare vuole riascoltare James Murdoch -2 - Esteri 13:27 Argentina: Scontro bus-treni a Buenos Aires, sei morti - Politica interna 13:20 Berlusconi:Tarantini, pm Napoli indicheranno rosa date a premier -
Asserragliati nel fortino dei privilegi
Quando Berlusconi annunciò l’imminente dimezzamento dei parlamentari, due cose furono subito chiare a tutti gli italiani. Che moriva dalla voglia di farlo, se non altro per dimezzare le spese, visto che li mantiene quasi tutti lui. E che non ci sarebbe riuscito, perché nessuno ha mai visto la forfora votare a favore dello shampoo.
Ricordate? Per addolcire il bicarbonato della Manovra, a fine agosto il governo pensò bene di regalarci una caramella al miele. La promessa di un disegno di legge costituzionale che avrebbe dimezzato i parlamentari e cancellato le province. La Casta più obesa del mondo si sarebbe messa in cura dimagrante. Un segnale per i contribuenti: mentre voi stringete la cinghia, noi ci rimettiamo almeno la camicia dentro i pantaloni.
Qualche giorno dopo il segretario del partito del premier scartò la caramella al miele e la distribuì sull’autorevole palco della Berghemfest (sembra uno stopper del Bayern, ma immagino voglia dire Festa di Bergamo): ai primi di settembre, garantì, presenteremo un disegno di legge costituzionale per dimezzare il numero dei parlamentari e abolire le province.
Il disegno di legge costituzionale è stato presentato ieri e prevede soltanto l’abolizione delle province. Il dimezzamento dei parlamentari è stato inghiottito da un buco nero. Chi lo avrebbe mai detto? Stupiti quanto voi, ci siamo messi sulle tracce dello scomparso, interpellandone il padre putativo: Calderoli. L’illustre giurista ci ha tranquillizzati: il dimezzamento non è nel disegno di legge perché era già stato varato dal consiglio dei ministri del 22 luglio scorso. E allora come mai Berlusconi e Alfano, oltre un mese dopo, lo promettevano ai cittadini? Uno promette quel che deve ancora fare, non quel che ha appena fatto. L’ipotesi che il consiglio del 22 luglio avesse approvato il dimezzamento dei parlamentari all’insaputa del premier è stata presa seriamente in considerazione, ma non ha retto alla prova dei fatti. Che sono questi. Il dimezzamento è stato votato dal governo «salvo intese», una formula furbetta che consente di spacciare la riforma come già avvenuta, mentre nella realtà deve ancora passare per le forche caudine di una trattativa con i singoli ministri.
Per farla breve: la proposta di dimezzare gli onorevoli e i senatori non è stata inserita nel disegno di legge di ieri perché si trova già altrove, ma quell’altrove è un provvedimento che giace sepolto in un cassetto di Palazzo Chigi e non è mai stato trasmesso ai due rami del Parlamento. Per farla brevissima: ci hanno preso in giro un’altra volta. La seconda in due giorni, dopo la farsa dello sconto sui tagli alle indennità degli onorevoli muniti di doppio lavoro (e doppia pensione) festosamente promessi dal governo non più tardi di due settimane fa.
Neanche a dire che non si rendano conto di essere detestati. Lo sanno benissimo, tanto che ormai si vergognano di dichiarare in pubblico il mestiere che fanno. Semplicemente se ne infischiano delle reazioni. Asserragliati nel fortino dei loro privilegi, mentre intorno tutto crolla. Senza nemmeno salvare le apparenze e prendere qualche precauzione, come quella di placare la furia dei cittadini compiendo un sacrificio personale. Adesso pensano di cavarsela con la sola abolizione delle province, facendo pagare a un grado più basso della Casta il prezzo della loro eterna intangibilità.
Una classe dirigente si può disfare in tanti modi. Persino con uno scatto finale di orgoglio. La nostra invece - fra ruberie sistematiche, intercettazioni grottesche, barzellette sulle suore stuprate e raccolte di firme bipartisan per la conservazione delle feste dei santi Ambrogio e Gennaro ha compiuto la scelta più consona alla propria mediocrità, decidendo di dissolversi in una bolla infinita di squallore
martedì 16 agosto 2011
ATTUALITA'
'Dal taglio delle province prospettive interessanti per il Casalese'
Intervento di Claudio Martinotti Doria: 'Meglio andare con gli astigiani, ben più intreprendenti degli alessandrini'
16 Agosto 2011 – CASALE MONFERRATO – La manovra economica del ministro Giulio Tremonti, che ha deciso l’eliminazione di ventinove province e l’accorpamento dei comuni sotto i mille abitanti, sta suscitando le prime discussioni anche qui in Monferrato, nonostante il periodo ferragostano. Riceviamo e pubblichiamo l’intervento del nostro collaboratore Claudio Martinotti Doria (curatore della rubrica storica Patria Montisferrati).
“L'ennesimo decreto – scrive Martinotti Doria –, compilato in fretta e furia da Tremonti ed i suoi collaboratori, perché praticamente obbligati, forse anche sotto dettatura esterna, ha riportato nuovamente in auge il discorso sulle province, sull'evenienza di una loro parziale abrogazione, aggregazione, modifica, ampliamento, ecc.. Ovviamente è scattata subito la peculiarità italica dell'eccezione per salvarne qualcuna in extremis con interventi ad hoc in base alla potenza dell'interlocutore politico locale e della lobbying coinvolta. Ma per noi casalesi riemerge l'occasione per valutare eventuali ripercussioni sulla nostra area e prospettive favorevoli, se lo saranno”.
“Torna in auge ad esempio l'ipotesi di aggregarci con Vercelli, di cui si è discusso a lungo negli anni passati, grazie soprattutto all'impegno dell'Associazione Nuove Frontiere, mentre a livello politico locale si è trattato dell'ennesimo bluff mediatico ai fini elettorali con contorno di ostilità pregiudiziali”
“Sugli aspetti storici e culturali che giustificherebbero una simile ipotesi aggregativa, ero già intervenuto in numerosi sedi e contesti, dimostrando che sarebbe certamente legittimo e giustificato ampiamente dalle vicende storiche e sociali, citandone copiosamente”.
“Qui aggiungo soltanto alcuni aspetti curiosi, analogie che possono essere sconosciute ai più. Ad esempio il fatto che Vercelli, esattamente come Casale era stata colpita a tradimento nel 1859 con la riforma amministrativa delle giurisdizioni territoriali (dall'alessandrino Ministro Rattazzi), infatti in quanto importante provincia, sperava addirittura in un ampliamento dei suoi confini, ed invece fu eliminata e declassata a capoluogo di circondario ed assorbita da Novara, città con la quale non aveva nulla da condividere, esattamente come Casale che fu assorbita da Alessandria, città da sempre rivale ed ostile”.
“E' legittimo sospettare la mano pesante di qualche potente personaggio molto influente politicamente, che abbia determinato questa scelta. I sospetti si posero su Quintino Sella, che dopo il conte Camillo Benso di Cavour fu il maggiore statista italiano dell'epoca ed essendo biellese favorì enormemente il suo territorio, che con i suoi interventi di sostegno divenne insediamento della maggiore industria tessile italiana”.
“Negli anni a venire intervenne per bloccare ogni tentativo dei vercellesi di ripristinare la provincia, infatti vi riuscirono solo nel 1927 in epoca fascista e proprio per motivi connessi al fascismo, per una rivalità pericolosa tra le due sedi fasciste di Vercelli e Novara, che fu risolta appunto con il ripristino della provincia di Vercelli per intercessione (pensate un po' il paradosso) di un casalese, Cesare Maria De Vecchi di Valcismon, potente gerarca fascista atipico in quanto non violento e scomodo per la sua filosofia pacifista, moderata e filo monarchica”.
“Per quanto riguarda Casale invece, sappiamo tutti che l'intervento di declassazione e danneggiamento provenne dalla volontà dell'alessandrino Urbano Rattazzi, all'epoca Ministro dell'Interno, che potenziò enormemente la sua città di appartenenza fornendole una vasta giurisdizione territoriale a scapito di Casale e per tale motivo i casalesi riconoscenti gli hanno pure dedicato una statua in città ad imperitura memoria”.
“Per quanto riguarda le proposte avanzate recentemente dall'Astigiano, non avrei nulla in contrario se i propositi fossero seri e non ci sarebbe neppure bisogno di sforzarsi molto per trovare giustificazioni storiche e culturali, considerando i forti legami con il Monferrato storico di quasi tutto l'Astigiano”.
“Basti pensare che Giovanni II, il marchese Paleologo che governò lo stato di Monferrato dal 1338 al 1372 (successore di Teodoro I, capostipite della dinastia dei Paleologo di Monferrato, provenienti da Bisanzio) intendeva costituire ad Asti la capitale dello stato e vi insediò la corte per parecchi anni dopo la metà del XIV secolo”.
“Per propositi seri intendo significare (e vale esattamente per entrambe le ipotesi aggregative, quindi anche per Vercelli) che Casale dovrebbe essere considerata co-capoluogo e non so città facente parte della provincia, altrimenti cambierebbe ben poco in termini positivi, si sposterebbe solo il baricentro geografico e politico, ed i politici locali continuerebbero ad essere privi di autonomia, come lo sono ora, subordinati al capoluogo”.
“Forse l'unico beneficio deriverebbe dal fatto che gli astigiani, lo so per esperienza, sono più dinamici ed intraprendenti degli alessandrini, ma non è detto che riescano a contagiarci positivamente, nel lungo periodo potrebbe anche avvenire il contrario…”
“Se invece di consentire alle province di ristrutturarsi per superare i 300 mila abitanti, lo scopo di quest'ultimo raffazzonato intervento politico fosse quello di ripristinare le vecchie province di grandi dimensioni, allora torneremmo indietro di un secolo e mezzo, ma a questo punto non avrebbero più senso le regioni, che sono un'invenzione recente e che all'epoca di Urbano Rattazzi e Quintino Sella non esistevano e salvo qualche eccezione, non hanno alcuna giustificazione storica. Per concludere, occorrerebbe che i nostri politici possedessero una maggiore cultura storica, sarebbe loro di grande utilità”.
“L'ennesimo decreto – scrive Martinotti Doria –, compilato in fretta e furia da Tremonti ed i suoi collaboratori, perché praticamente obbligati, forse anche sotto dettatura esterna, ha riportato nuovamente in auge il discorso sulle province, sull'evenienza di una loro parziale abrogazione, aggregazione, modifica, ampliamento, ecc.. Ovviamente è scattata subito la peculiarità italica dell'eccezione per salvarne qualcuna in extremis con interventi ad hoc in base alla potenza dell'interlocutore politico locale e della lobbying coinvolta. Ma per noi casalesi riemerge l'occasione per valutare eventuali ripercussioni sulla nostra area e prospettive favorevoli, se lo saranno”.
“Torna in auge ad esempio l'ipotesi di aggregarci con Vercelli, di cui si è discusso a lungo negli anni passati, grazie soprattutto all'impegno dell'Associazione Nuove Frontiere, mentre a livello politico locale si è trattato dell'ennesimo bluff mediatico ai fini elettorali con contorno di ostilità pregiudiziali”
“Sugli aspetti storici e culturali che giustificherebbero una simile ipotesi aggregativa, ero già intervenuto in numerosi sedi e contesti, dimostrando che sarebbe certamente legittimo e giustificato ampiamente dalle vicende storiche e sociali, citandone copiosamente”.
“Qui aggiungo soltanto alcuni aspetti curiosi, analogie che possono essere sconosciute ai più. Ad esempio il fatto che Vercelli, esattamente come Casale era stata colpita a tradimento nel 1859 con la riforma amministrativa delle giurisdizioni territoriali (dall'alessandrino Ministro Rattazzi), infatti in quanto importante provincia, sperava addirittura in un ampliamento dei suoi confini, ed invece fu eliminata e declassata a capoluogo di circondario ed assorbita da Novara, città con la quale non aveva nulla da condividere, esattamente come Casale che fu assorbita da Alessandria, città da sempre rivale ed ostile”.
“E' legittimo sospettare la mano pesante di qualche potente personaggio molto influente politicamente, che abbia determinato questa scelta. I sospetti si posero su Quintino Sella, che dopo il conte Camillo Benso di Cavour fu il maggiore statista italiano dell'epoca ed essendo biellese favorì enormemente il suo territorio, che con i suoi interventi di sostegno divenne insediamento della maggiore industria tessile italiana”.
“Negli anni a venire intervenne per bloccare ogni tentativo dei vercellesi di ripristinare la provincia, infatti vi riuscirono solo nel 1927 in epoca fascista e proprio per motivi connessi al fascismo, per una rivalità pericolosa tra le due sedi fasciste di Vercelli e Novara, che fu risolta appunto con il ripristino della provincia di Vercelli per intercessione (pensate un po' il paradosso) di un casalese, Cesare Maria De Vecchi di Valcismon, potente gerarca fascista atipico in quanto non violento e scomodo per la sua filosofia pacifista, moderata e filo monarchica”.
“Per quanto riguarda Casale invece, sappiamo tutti che l'intervento di declassazione e danneggiamento provenne dalla volontà dell'alessandrino Urbano Rattazzi, all'epoca Ministro dell'Interno, che potenziò enormemente la sua città di appartenenza fornendole una vasta giurisdizione territoriale a scapito di Casale e per tale motivo i casalesi riconoscenti gli hanno pure dedicato una statua in città ad imperitura memoria”.
“Per quanto riguarda le proposte avanzate recentemente dall'Astigiano, non avrei nulla in contrario se i propositi fossero seri e non ci sarebbe neppure bisogno di sforzarsi molto per trovare giustificazioni storiche e culturali, considerando i forti legami con il Monferrato storico di quasi tutto l'Astigiano”.
“Basti pensare che Giovanni II, il marchese Paleologo che governò lo stato di Monferrato dal 1338 al 1372 (successore di Teodoro I, capostipite della dinastia dei Paleologo di Monferrato, provenienti da Bisanzio) intendeva costituire ad Asti la capitale dello stato e vi insediò la corte per parecchi anni dopo la metà del XIV secolo”.
“Per propositi seri intendo significare (e vale esattamente per entrambe le ipotesi aggregative, quindi anche per Vercelli) che Casale dovrebbe essere considerata co-capoluogo e non so città facente parte della provincia, altrimenti cambierebbe ben poco in termini positivi, si sposterebbe solo il baricentro geografico e politico, ed i politici locali continuerebbero ad essere privi di autonomia, come lo sono ora, subordinati al capoluogo”.
“Forse l'unico beneficio deriverebbe dal fatto che gli astigiani, lo so per esperienza, sono più dinamici ed intraprendenti degli alessandrini, ma non è detto che riescano a contagiarci positivamente, nel lungo periodo potrebbe anche avvenire il contrario…”
“Se invece di consentire alle province di ristrutturarsi per superare i 300 mila abitanti, lo scopo di quest'ultimo raffazzonato intervento politico fosse quello di ripristinare le vecchie province di grandi dimensioni, allora torneremmo indietro di un secolo e mezzo, ma a questo punto non avrebbero più senso le regioni, che sono un'invenzione recente e che all'epoca di Urbano Rattazzi e Quintino Sella non esistevano e salvo qualche eccezione, non hanno alcuna giustificazione storica. Per concludere, occorrerebbe che i nostri politici possedessero una maggiore cultura storica, sarebbe loro di grande utilità”.
giovedì 4 agosto 2011
CASALE NEWS
Curti: 'Casale con Asti solo se coprovincia'
Il presidente onorario di Nuove Frontiere interviene nel dibattito aperto da Marco Galvagno
2 Agosto 2011 – CASALE MONFERRATO – Prosegue il dibattito su una possibile ricollocazione territoriale di Casale all’interno di una provincia di Asti allargata, aperta dalle dichiarazione del presidente del consiglio della Provincia di Asti Marco Galvagno e riportate la settimana scorsa da questo portale. A rispondere è il presidente onorario di Nuovo Frontiere, Giancarlo Curti: “Il 26 luglio scorso – spiega Curti - Casale News ha riportato l’intervento del presidente del consiglio provinciale di Asti, Marco Galvagno, prospettante una provincia con Asti, Casale, Alba, Bra, Chieri e Acqui Terme e si è posto la seguente domanda: e se il futuro di Casale Monferrato fosse con Asti invece che con Vercelli come richiesto dalla Lista Civica Nuove Frontiere?”
“Premesso – prosegue Curti – che i politici casalesi – e la cosa è di evidenza solare – non vogliono la provincia con Vercelli, essendo totalmente legati ad Alessandria, l’associazione Nuove Frontiere e la lista civica Nuove Frontiere hanno battuto a lungo per la costituzione di una Provincia Federata Casale-Vercelli, con Casale Monferrato elevata quindi al rango di coprovincia”.
“Se con Asti la nostra città fosse elevata allo stesso livello di coprovincia e non semplicemente inglobata in un più ampio territorio astigiano, detta Nuova Provincia Federata, farebbe uscire Casale da ogni tipo di sudditanza e darebbe una spinta al rialzo addirittura inimmaginabile. Senonché questa prospettiva non mi pare venga neppure lentamente ventilata”.
“Premesso – prosegue Curti – che i politici casalesi – e la cosa è di evidenza solare – non vogliono la provincia con Vercelli, essendo totalmente legati ad Alessandria, l’associazione Nuove Frontiere e la lista civica Nuove Frontiere hanno battuto a lungo per la costituzione di una Provincia Federata Casale-Vercelli, con Casale Monferrato elevata quindi al rango di coprovincia”.
“Se con Asti la nostra città fosse elevata allo stesso livello di coprovincia e non semplicemente inglobata in un più ampio territorio astigiano, detta Nuova Provincia Federata, farebbe uscire Casale da ogni tipo di sudditanza e darebbe una spinta al rialzo addirittura inimmaginabile. Senonché questa prospettiva non mi pare venga neppure lentamente ventilata”.
martedì 12 luglio 2011
NUOVI COMPONENTI COMITATO
HANNO LASCIATO L'INCARICO I SIGNORI MARTINOTTI E ANGELINO
SONO ENTRATI
SERENA MONINA
DIONIGI ROGGERO
ALESSANDRO UBERTIS
MARIA LUISA VERNONI
PAOLO CALABRESE
DON EUGENIO PORTALUPI
SONO ENTRATI
SERENA MONINA
DIONIGI ROGGERO
ALESSANDRO UBERTIS
MARIA LUISA VERNONI
PAOLO CALABRESE
DON EUGENIO PORTALUPI
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